sabato, luglio 04, 2015

Vinceranno i cittadini dell'agorà o i tecnocrati della finanza?

Domenica 5 luglio la democrazia deve affrontare ancora una volta una prova importante. Del resto una forma di governo che richiede la partecipazione dei suoi elettori non può e non deve - importante questa doppia formula - delegare ai suoi rappresentanti decisioni così importanti. La rappresentanza non è un mandato imperativo per gli eletti ma nondimeno deve essere una delega al buio, in cui, una volta ogni 4 o 5 anni (a volte prima, ed è accettabile, a volte dopo, ed è un male) scegliamo più o meno direttamente dei rappresentanti e poi ci dimentichiamo della politica. Per fortuna in Grecia Tsipras se lo ricorda che la sovranità appartiene al popolo. In Europa ogni tanto ultimamente se lo dimenticano.
Nel nostro paese ad esempio la politica non la facciamo più. Confondiamo competenze con visibilità, programmi usa&getta tecnocratici e principi. Nei teatrini patetitci e ripetitivi che vediamo in TV, nelle narrazioni che leggiamo sui "giornali" nazionali, i politici e gli esperti danno l'impressione di far parte di una sit-com ormai, dove personaggi in cerca di fama e/o mandati allo sbaraglio dai loro padroni urlano concetti che non saprebbero spiegare, affermano bugie spacciandole per verità, dimenticando che nella maggior parte dei casi ciò di cui si lamentano con il signore/la signora che li confronta è il risultato del loro comune agire di qualche anno prima (perchè  alleati in una coalizione). Ma della politica dei valori, di quella non si parla più. Cancellata, confusa con l'ideologia, in trame ripetute all'infinito e col tempo diventate realtà scritte da ottusi storyteller che leggono una trama redatta da manager eterodiretti a loro volta dai quartieri generali di Greedyland.

Intanto domenica un popolo decide della sua preferenza tra democrazia e tecnocrazia, in forma di diktat da parte di potentati economici. Probabilmente, e noi lo auspichiamo, sarà la democrazia a vincere e i greci saranno, nonostante il deficit, nonostante colpe oggettive nalla gestione della cosa pubblica in passato, artefici di una nuova stagione del concetto di democrazia e manderanno un monito forte per ridisegnare le priorità dell'Unione (monito che arriva anche dai risultati delle ultime elezioni spagnole). Del resto furono i loro antenati che inventarono il concetto stesso di democrazia - dimenticarlo, per conto di istituzioni economiche e cancellare la storia, sarebbe criminale.
Vinceranno i cittadini dell'agorà o i tecnocrati della finanza?
Vincerà l'idea stessa su cui è fondata l'Europa, quella della fratellanza, dei valori comuni, della politica come terreno per la deliberazione e per la politica che governa la cosa pubblica con progetti a lungo termine, fondati sui principi di eguaglianza e libertà e non solo accomunata da progetti di crescita economica?
O l'opera di distruzione di quell'idea pura di condivisione di genti e culture che era l'Europa nelle sue origini continuerà?


Ad maiora


p.s. Dopo che avranno assorbito la vittoria di Tsipras e l'apertura a nuove e fresche idee di Europa, vedremo se madame DDR e soci si ricorderanno di porre un ultimatum, quello si necessario, all'Ungheria e alla sua pretesa di costruire un muro per fermare i migranti. Stavolta non risultato di una guerra mondiale e dello scontro tra due fazioni ma della decisone autonoma di un paese membro della democraticissima (a parole) e ricca (con pareggi di bilancio costituzionalizzati) Europa.

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