sabato, febbraio 01, 2014

Solo il proporzionale è democratico

Presto ci saranno le elezioni: a maggio sicuramente quelle Europee di cui i partiti politici italiani, troppo occupati a coltivare il proprio orticello, sembrano assolutamente disinteressati, e, probabilmente, a breve anche quelle nazionali.

I politici vogliono, come ormai sappiamo, innanzitutto essere rieletti, e per farlo devono convincere i cittadini ad andare a votare.

Allora, consapevoli del disinteresse degli italiani per la politica alimentato dal malcontento generale nei confronti di questa classe politica, per farci credere che vogliono rinnovarsi si ripropongono vecchi partiti, si eleggono nuovi segretari-rottamatori, sempre facendo attenzione a non alterare gli equilibri in atto - cioè continuando a regalare soldi alle banche (regole partecipazione BankItalia decreto Imu-BankItalia), permettendo che le industrie a cui hanno per decenni fornito agevolazioni e finanziamenti si trasferiscano fuori dei confini nazionali (FCA) e lasciando i lavoratori subire soprusi senza proteggerli (Electrolux), in nome di un capitalismo di rapina che, in definitiva, è solo in grado di convogliare risorse nelle tasche di chi già ne possiede moltissime.

L'ultimo escamotage per convincerci della voglia di cambiamento sembra essere la riforma elettorale.

La sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato la vecchia legge elettorale, il "porcellum" di calderoli, non costituzionale per diversi motivi.
Intanto perché, come si legge nelle motivazioni depositate dalla Consulta nel gennaio del 2014, non poter esprimere le preferenze significa alterare il rapporto di rappresentanza tra elettori ed eletti e coartare la libertà degli elettori nell'elezione dei propri rappresentanti in Parlamento.
E poi, perché, con il premio di maggioranza, permette una eccessiva sovra-rappresentazione che può produrre una oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica.


Ora, assodato che l"italicum", in quanto prevede premio di maggioranza e nessuna preferenza - oltre ad una soglia di sbarramento fatta apposta per eliminare le minoranze - è molto simile al "porcellum" - una legge elettorale che per la Consulta produce una "grave alterazione della rappresentanza" -, chi si propone per fare la riforma elettorale?


Due personaggi che non siedono neanche in Parlamento, due soggetti non legittimati in alcun modo a farlo: un pregiudicato espulso dal Senato e un segretario di partito.


Attraverso un uso propagandistico dei media (Tv, giornali, radio) l'intenzione è, incredibilmente, convincere l'opinione pubblica che questo progetto di riforma elettorale sia testimonianza della volontà di rinnovamento dell'intera classe politica, ma questa non è la verità.


La verità è che la sentenza della Corte Costituzionale, è cosiddetta autoapplicativa, ovvero prevede che, una volta cancellato il vecchio sistema elettorale resti in vigore un proporzionale puro, quindi senza premio di maggioranza e con la possibilità per l'elettore di esprimere una sola preferenza.
(forse è utile chiarire il significato del termine "proporzionale puro": un sistema proporzionale è definito puro quando la percentuale dei seggi assegnati ad ogni partito corrisponde esattamente alla percentuale dei voti ottenuti sul piano nazionale.
ad esempio, un partito che ottiene il 25% dei voti avrà un quarto dei seggi; un partito che ottiene il 4,5% dei voti avrà il 4,5% dei seggi, etc.
e non è previsto alcun premio di maggioranza)

E il ritorno al sistema proporzionale, è un pericolo che l'attuale classe politica non sembra voler correre, per il terrore di veder distrutto il lavoro di decenni di alleanze e connivenze che ha creato questo sistema opprimente per la vita democratica del paese.

E forse li spaventa anche la possibilità di veder tornare a votare gli astenuti, che nel 2013 sono stati quasi il 25%, 11.726.288 su un totale di 46.905.154, uno su quattro dei cittadini aventi diritto di voto.

Andiamo a votare con un sistema proporzionale, l'unico garante della democrazia.
E restituiamo il paese ai suoi cittadini.


qui * la sentenza della Corte Costituzionale

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