giovedì, dicembre 25, 2014

Democrazia o governabilità?

Aristotele, Politica, libro III, capitolo 11, 1281b

"Sulle altre questioni si deve fare un altro discorso. L'affidare il governo alla maggioranza più che a una minoranza di cittadini dabbene sembra costituire una soluzione che, pur portando con sé alcune difficoltà, ha forse anche qualche sostanziale verità. I più, ciascuno dei quali non è un uomo buono, possono tuttavia, se presi tutti insieme, essere migliori di pochi, non di ciascuno ma della loro totalità, come i banchetti organizzati con contribuzioni di più persone sono migliori di quelli organizzati da una sola persona. Infatti, essendo in molti, ciascuno ha la sua parte di virtù e di saggezza, sicché dalla loro unione si ottiene una specie di uomo solo dotato di molti piedi, di molte mani e capace di ricevere molte sensazioni; che da ciò avrebbe innegabili vantaggi anche nel comportamento e nell'intelligenza. Perciò anche sulle opere di musica e di poesia è migliore il giudizio dei più, perché ognuno separatamente preso ha la sua particolare competenza, mentre tutti insieme sono in grado di giudicare della totalità dell'opera. Ma gli uomini dabbene differiscono dalla maggioranza, presa individualmente nei suoi membri, come i belli differiscono dai non belli e i disegni artificiali dai loro modelli, in quanto in quelli sono state riunite in una sola tutte le bellezze che in natura sono sparse, ma, preso elemento per elemento, può darsi che sia meglio avere l'occhio di questa persona o un altro membro di un'altra piuttosto che quella del dipinto." [...]

Poche parole tratte da un classico potrebbero aiutarci a comprendere come la governabilità non sia uno dei traguardi che si prefigge la politica se democratica.
Deliberazione e pluralismo invece si.
Il decisionismo pretende di raggiungere rapidamente gli obbiettivi che si prefigge ma se il decisore fosse un burattino in mano a poteri forti o invisibili la comunità ne avrebbe beneficio o danno?

Buone feste

martedì, aprile 08, 2014

1925

Dal 2005 i rappresentanti che mandiamo (o che i partiti vogliono mandare, più precisamente) in Parlamento sono eletti con la legge n.270 del 21 dicembre, definita dal suo stesso autore il porcellum.
Il 4 dicembre 2013 questa legge è stata dichiarata incostituzionale.
Nel frattempo abbiamo assistito più o meno passivamente all'avvicendamento di svariati personaggi alla guida del Paese, tutti intenzionati a riformare, risolvere, rottamare senza per altro che le condizioni di vita dei cittadini abbiano registrato il minimo miglioramento, anzi.
Ora abbiamo un presidente del consiglio eletto dal partito che ha avuto il maggior numero di voti, diverso da quello che guidava la coalizione alle elezioni del 2013 (il che porterebbe a dedurre che siamo una partitocrazia e non una democrazia, a ben guardare).
Un presidente del consiglio eletto dalle primarie di uno dei partiti che ha vinto le elezioni con una legge elettorale incostituzionale.
Fatto di una gravità eccezionale.
E invece di andare alle elezioni con il proporzionale come richiederebbe la sentenza della corte costituzionale (vedi post precedente), come consiglierebbe una normale pratica democratica, senza parlare del buon senso, si lavora per riformare il procedimento legislativo, abolendo il bicameralismo, e quindi il Senato, e accentrando tutti i poteri legislativi nella sola Camera. 
Inutile dire che il Senato avrà funzione consultiva - considerato il modus operandi dei nostri passati governi, essa risulterà superflua e non servirà in nessun modo a influenzare le decisioni della Camera - e risulta incomprensibile come un Senato non elettivo possa essere legittimato a occuparsi di materia costituzionale ed elettorale, di trattati internazionali, di diritti fondamentali della persona, di commissioni d'inchiesta
Inutile dire che questa modifica servirà a ridurre le spese della macchina governativa: bastava ridurre il numero e la remunerazione dei parlamentari esistenti. 
Inutile dire che l'iter legislativo risultava troppo macchinoso con il bicameralismo: se in Parlamento sedessero persone che si impegnano per l'interesse generale e non per i loro interessi particolari, l'iter non sarebbe così lungo - e comunque la deliberazione è vitale nel procedimento democratico.
Una società che permette questo tipo di intrallazzi ha perso ogni fiducia in quel concetto di democrazia che ha guidato le azioni dei padri fondatori della nostra Repubblica oltre che nella classe politica.
E' un'opinione pubblica che, talvolta inconsapevolmente, tende ad assorbire passivamente informazioni manipolate ad hoc dai giornali e dalle televisioni - e anche Internet spesso ricade nelle stesse logiche. 
I media, che si nutrono di vendite pubblicitarie e aderenze politiche, operano prediligendo consumo e ricerca dell'audience, sfruttando colpevolmente gli istinti più bassi del lettore/spettatore da un lato e facendo da megafono alla voce del padrone dall'altro, a danno dei valori fondamentali necessari alla sopravvivenza di una comunità.
Così la richiesta di riflessione e di rispetto delle regole diventa, etichettata negativamente, "conservatorismo", gli atti dovuti dei governanti vengono magnificati e riportati come conquiste, le banali dichiarazioni di un qualsiasi politico straniero sulla situazione italiana viene riproposta come condivisione di interessi e assensi sull'operato del governo.
Siamo tornati alla propaganda orchestrata dal Ministero della Cultura Popolare e non ce ne siamo neanche resi contro.
Siamo tornati alla lista unica, chiamata oggi grande coalizione.
Stiamo tornando ai sindacati unici con la continua erosione dei diritti dei lavoratori nel nome della flessibilità, assolutamente inutile in assenza di richieste da parte del mercato del lavoro.
Stiamo tornando al Capo del Governo Primo Ministro Segretario di Stato, che non deve rispondere del suo operato al Parlamento (l'attuale macchina dei partiti più l'abnorme premio di maggioranza e gli sbarramenti previsti dall'italicum sono la prova del tentativo in atto).
E stiamo permettendo la trasformazione di fatto dell'ordine costituzionale della Repubblica, ad opera di soggetti che non avrebbero autorità in merito, con la scusa della governabilità.
Stiamo tornando ad uno dei periodi più bui della storia del nostro paese.
Stiamo tornando al 1925.

sabato, febbraio 01, 2014

Solo il proporzionale è democratico

Presto ci saranno le elezioni: a maggio sicuramente quelle Europee di cui i partiti politici italiani, troppo occupati a coltivare il proprio orticello, sembrano assolutamente disinteressati, e, probabilmente, a breve anche quelle nazionali.

I politici vogliono, come ormai sappiamo, innanzitutto essere rieletti, e per farlo devono convincere i cittadini ad andare a votare.

Allora, consapevoli del disinteresse degli italiani per la politica alimentato dal malcontento generale nei confronti di questa classe politica, per farci credere che vogliono rinnovarsi si ripropongono vecchi partiti, si eleggono nuovi segretari-rottamatori, sempre facendo attenzione a non alterare gli equilibri in atto - cioè continuando a regalare soldi alle banche (regole partecipazione BankItalia decreto Imu-BankItalia), permettendo che le industrie a cui hanno per decenni fornito agevolazioni e finanziamenti si trasferiscano fuori dei confini nazionali (FCA) e lasciando i lavoratori subire soprusi senza proteggerli (Electrolux), in nome di un capitalismo di rapina che, in definitiva, è solo in grado di convogliare risorse nelle tasche di chi già ne possiede moltissime.

L'ultimo escamotage per convincerci della voglia di cambiamento sembra essere la riforma elettorale.

La sentenza della Corte Costituzionale ha dichiarato la vecchia legge elettorale, il "porcellum" di calderoli, non costituzionale per diversi motivi.
Intanto perché, come si legge nelle motivazioni depositate dalla Consulta nel gennaio del 2014, non poter esprimere le preferenze significa alterare il rapporto di rappresentanza tra elettori ed eletti e coartare la libertà degli elettori nell'elezione dei propri rappresentanti in Parlamento.
E poi, perché, con il premio di maggioranza, permette una eccessiva sovra-rappresentazione che può produrre una oggettiva e grave alterazione della rappresentanza democratica.


Ora, assodato che l"italicum", in quanto prevede premio di maggioranza e nessuna preferenza - oltre ad una soglia di sbarramento fatta apposta per eliminare le minoranze - è molto simile al "porcellum" - una legge elettorale che per la Consulta produce una "grave alterazione della rappresentanza" -, chi si propone per fare la riforma elettorale?


Due personaggi che non siedono neanche in Parlamento, due soggetti non legittimati in alcun modo a farlo: un pregiudicato espulso dal Senato e un segretario di partito.


Attraverso un uso propagandistico dei media (Tv, giornali, radio) l'intenzione è, incredibilmente, convincere l'opinione pubblica che questo progetto di riforma elettorale sia testimonianza della volontà di rinnovamento dell'intera classe politica, ma questa non è la verità.


La verità è che la sentenza della Corte Costituzionale, è cosiddetta autoapplicativa, ovvero prevede che, una volta cancellato il vecchio sistema elettorale resti in vigore un proporzionale puro, quindi senza premio di maggioranza e con la possibilità per l'elettore di esprimere una sola preferenza.
(forse è utile chiarire il significato del termine "proporzionale puro": un sistema proporzionale è definito puro quando la percentuale dei seggi assegnati ad ogni partito corrisponde esattamente alla percentuale dei voti ottenuti sul piano nazionale.
ad esempio, un partito che ottiene il 25% dei voti avrà un quarto dei seggi; un partito che ottiene il 4,5% dei voti avrà il 4,5% dei seggi, etc.
e non è previsto alcun premio di maggioranza)

E il ritorno al sistema proporzionale, è un pericolo che l'attuale classe politica non sembra voler correre, per il terrore di veder distrutto il lavoro di decenni di alleanze e connivenze che ha creato questo sistema opprimente per la vita democratica del paese.

E forse li spaventa anche la possibilità di veder tornare a votare gli astenuti, che nel 2013 sono stati quasi il 25%, 11.726.288 su un totale di 46.905.154, uno su quattro dei cittadini aventi diritto di voto.

Andiamo a votare con un sistema proporzionale, l'unico garante della democrazia.
E restituiamo il paese ai suoi cittadini.


qui * la sentenza della Corte Costituzionale