mercoledì, dicembre 25, 2013

Miseria e nobiltà

E' di nuovo periodo di feste. Sempre più impoverite, con gli stessi programmi televisivi (almeno negli ultimi 10 anni, tanto che se non vedo nel palinsesto "Una poltrona per due" non so che è Natale, ormai..).
E con gli auguri, a volte stropicciati da parte di persone che non vedi mai e che pretendono di rimanere in contatto con un sms o una mail, solitamente condivisa con una lista di persone, estrema indicazione dell'importanza che abbiamo nell'esistenza del mittente. Un Natale che ci vede nella stessa o peggiore situazione a livello economico e politico degli anni passati. Di recente una alta carica dello Stato si è vista costretta a criticare apertamente un decreto legge-minestrone che il governo trasversale, quello della governabilità innanzitutto, era pronto a votare. Intanto niente riforme elettorali. Niente riforme intese a migliorare l'esistenza delle persone. Siccome in questo periodo è consuetudine fare dei resoconti dell'anno appena trascorso, vorrei fare un'analisi della situazione, ma, invece di parlare delle cose in termini assoluti, ripercorrere il cammino inverso e spostare tutto nel piccolo, auspicando che riportare il discorso in termini più usuali ci permetta di comprendere meglio. Immaginiamo di essere una piccolissima comunità, composta solo da una famiglia di 5 persone (due figli, maschio e femmina, mamma e papà, nonna), un insegnante, un personaggio molto facoltoso, un malavitoso, un uomo politico (es. sindaco). La famiglia si è impoverita negli anni: la mamma che prima lavorava come guida turistica ora è a casa e il papà lavora part-time perché l'azienda dove era stato assunto sta delocalizzando per permettere al proprietario (il ricco) di avere ancora più soldi. La nonna prende la pensione e questo le permette di aiutare l'economia casalinga. I due figli stanno per finire le scuole superiori e in famiglia si deve decidere cosa fare l'anno prossimo: mandarli all'Università o a cercare un lavoro. Uno dei figli, il maschio, a forza di sentire che anche da laureati non si trova lavoro, non vuole continuare gli studi. E passa i pomeriggi al bar dove è diventato amico del malavitoso, che è rispettato da tutti e guadagna bene con le slot machine dove ogni tanto anche la nonna gioca nella vana speranza di vincere qualcosa per incrementare le entrate della famiglia. Il ricco è ricco e non ha bisogno di lavorare. Non ha nessuna voglia di impegnare il suo patrimonio per creare occupazione - preferisce giocare in Borsa, è più sicuro: se perde non paga. Aprire una nuova attività, che potrebbe creare un impiego per il ragazzo, e migliorare la situazione generale del piccolo paese, non gli interessa e al sindaco va bene così. Il primo cittadino giustifica l'operato del ricco straparlando di fantasticherie neoliberisticheggianti, e non ha investito le esigue disponibilità comunali per restaurare l'unica risorsa storica del paese, che dava lavoro anche alla nostra mamma, ma ha prosciugato i fondi pubblici per celebrare la sua immagine e in cene, massaggi, auto blu, mutande verdi: l'unica cosa che veramente gli interessa è essere rieletto e avere uno stipendio, quindi non contraddice i potenti. L'insegnante ha sempre meno risorse per fare nuovi corsi, vorrebbe fare ricerca ma non può. Continua a sperare che, come in altri paesi occidentali, il politico si renda conto che, per un paese che pretende di essere avanzato, la soluzione del problema dell'occupazione non sta nell'abbassare le garanzie del lavoratore per avvicinarlo alle condizioni di lavoro dei paesi del terzo mondo ma nella collaborazione tra veri imprenditori (che in questo paese, come avrete notato, non esistono ndr) e la ricerca fatta nelle Università, per produrre innovazione. La ragazza, che per fortuna si è presto resa conto di non poter sperare di vivere dignitosamente sposando il figlio del ricco, si iscriverà all'Università e dopo anni di studio partirà, probabilmente senza più tornare, per un paese che invece fa delle politiche per l'innovazione. Il nostro paese-campione quindi presto avrà una persona in meno, anzi due perché il docente non avrà più nessuno a cui insegnare e dovrà andarsene, anzi tre perché nel frattempo anche la nonna è mancata e con lei la sua pensione - così che la mamma e il papà ora vivono nell'indigenza. Restano anche il ricco, il malavitoso, il sindaco e il ragazzo - che adesso fa manutenzione alle slot machine del malavitoso nei bar della zona, senza contratto, ferie e contributi. Il paese è destinato a scomparire ma al ricco, che potrà sempre trasferirsi altrove con tutti i suoi soldi, non interessa, come non interessa al malavitoso, i cui affari con le slot machine, la droga, la prostituzione, la finanza continuano a rendere e a cui, oltre tutto, cambiare aria ogni tanto fa solo bene. Il sindaco troverà una nuova arena e avrà un altro incarico, sostenuto dai potenti che non ha disturbato. Invece la mamma e il papà, dopo una vita passata nella speranza di avere un lavoro, per loro e per il resto della famiglia, e vivere onestamente, rimarranno nel vecchio appartamento, sopravvivendo a stento tra una pensione minima e un continuo aumento del costo della vita, con ancora in casa il "ragazzo", ormai di mezza età, con uno stipendio saltuario e senza futuro.
(E quando anche loro passeranno a miglior vita, i due anziani cittadini, tutto considerato, avrebbero senz'altro il diritto, facendo appello alla residua integrità e ad un poco di ironia, di far incidere sulle lapidi l'articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana:

"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."

E, poco sotto, di far aggiungere anche l'iconcina di uno smile che ride forte, fino alle lacrime.)

Buone feste.


Aggiornamento: l'altro giorno ero in un hard discount e, passando vicino all'uscita, ho sentito un cliente chiedere al cassiere dove erano i panettoni da 1,30 €. E quando gli è stato risposto che erano finiti, questo misero soggetto ha detto serio e un po' seccato "ma come, ero venuto apposta.. volevo distribuirli ai miei operai!". Il cassiere ha fatto un cenno con la testa e, distogliendo lo sguardo nobilmente, ha continuato a lavorare.

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