domenica, agosto 04, 2013

Pregiudicato

Il 1 agosto 2013 una delle più oscure figure del notabilato italiano è stato condannato per frode fiscale, dopo che negli anni aveva, attraverso svariati espedienti, evitato le condanne per molti altri reati.
Lascia come al solito stupiti la serie di dichiarazioni di chi, invece di ammettere la colpevolezza di un soggetto che è stato giudicato tre volte colpevole, pretenderebbe che il verdetto fosse il risultato di un accanimento nei confronti di un personaggio che, ad una analisi razionale, non avrebbe nessun motivo per essere  giustificato.
Ma lascia ancora più esterrefatti l'arroganza con cui il pregiudicato e la sua azienda politica si sentano autorizzati a chiedere grazie, salvacondotti o altri trattamenti privilegiati per non scontare la pena inflitta, ed è di ieri l'allucinante dichiarazione di un soggetto politico fedelissimo del pregiudicato che vaneggia di guerre civili in caso venga fatta rispettare la sentenza della Magistratura.
Anche molta della parte politica che non risulta affiliata nelle schiere del partito-azienda sembra dare all'accaduto poco del risalto che meriterebbe, forse troppo preoccupata a negoziare nuovi scenari all'ombra della chimerica - e non democratica perché imposta dall'alto - stabilità, a conferma della distopicità della realtà politica italiana.
Dobbiamo alla Magistratura, a conferma dell'importanza e della validità del principio democratico della separazione dei poteri, e nonostante i molteplici tentativi di delegittimazione che ha dovuto subire negli anni, il segnale forte e indispensabile ad un paese che non riesce, a livello politico, a organizzare una reazione a due decenni di abusi e di pericolose connivenze.
La legge è uguale per tutti.
La democrazia è fatta di procedure da rispettare e, a questo punto, neanche le più bieche manovre di partito potranno evitare un cambiamento.

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