mercoledì, luglio 31, 2013

Liberazione

Domani, dopo la falsa testimonianza sulla P2 (amnistiata), le tangenti a Craxi (cadute in prescrizione), svariati falsi in bilancio (reato depenalizzato da lui), la corruzione giudiziaria (prescritta sia per la faccenda della Mondadori a De Benedetti sia per le mazzette a Mills), le sentenze sulle tangenti alla Guardia di Finanza (i suoi manager pagavano i militari con soldi suoi perché non mettessero il becco nei libri contabili delle sue aziende, ma a sua insaputa), e anche dopo Dell’Utri e i mafiosi stragisti, che dipingono B. come un vecchio amico dei boss, dovrebbe arrivare la sentenza definitiva dalla Corte di Cassazione, che ricordo non entra nel merito della decisione dei giudici dei due gradi precedenti ma è il giudice di legittimità delle sentenze emesse dalla magistratura in Italia, per l'affare Mediaset e l'accusa di frode fiscale ai vertici dell'azienda.

Chissà come sarà il Parlamento senza il cittadino B., dopo vent'anni.


il link per la definizione dell'attività della Corte Suprema di Cassazione da Wikipedia on line *

martedì, luglio 23, 2013

Lei non può.

Bertinotti scrive a Napolitano: 'Lei non può sospendere la democrazia'


napolitano bertinotti Sul Corriere della Sera di oggi, martedì 23 luglio 2013, Fausto Bertinotti ha scritto una lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, criticando le scelte del Quirinale e esortandolo a rispettare la democrazia, sospesa oggi dallo stato di eccezione. Ne pubblichiamo il testo.

 
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Signor Presidente,
Lei non può. Lei non può congelare d’autorità una delle possibili soluzioni al problema del governo del Paese, quella in atto, come se fosse l’unica possibile, come se fosse prescritta da una volontà superiore o come se fosse oggettivata dalla realtà storica. Lei non può, perché altrimenti la democrazia verrebbe sospesa. Lei non può trasformare una Sua, e di altri, previsione sui processi economici in un impedimento alla libera dialettica democratica. I processi economici, in democrazia, dovrebbero poter essere influenzati dalla politica, dunque dovrebbero essere variabili dipendenti, non indipendenti. Lei non può, perché altrimenti la democrazia sarebbe sospesa. Sia che si sostenga che viviamo in regimi pienamente democratici, sia che si sostenga, come fa ormai tanta parte della letteratura politica, che siamo entrati, in Europa, in un tempo post-democratico, quello della rivincita delle élites, Lei non può. Nel primo caso, perché l’impedimento sarebbe lesivo di uno dei cardini della democrazia rappresentativa cioè della possibilità, in ogni momento, di dare vita ad un’alternativa di governo, in caso di crisi, anche con il ricorso al voto popolare. Nel secondo caso, che a me pare quello dell’attuale realtà europea, perché rappresenterebbe un potente consolidamento del regime a-democratico in corso di costruzione.
C’è nella realtà politico-istituzionale del Paese una schizofrenia pericolosa; da un lato, si cantano le lodi della Costituzione repubblicana, dall’altro, essa viene divorata ogni giorno dalla costituzione materiale. La prima, come Lei mi insegna, innalza il Parlamento ad un ruolo centrale nella nostra democrazia rappresentativa, la seconda assolutizza la governabilità fino a renderlo da essa dipendente. Quando gli chiede di sostenere il governo perché la sua caduta porterebbe a danni irreparabili, Ella contribuisce alla costruzione dell’edificio oligarchico promosso da questa costituzione materiale.
Nel regime democratico ogni previsione politica è opinabile perché parte essa stessa di un progetto e di un programma che sono necessariamente di parte; lo stesso presunto interesse generale non si sottrae alla diversità delle sue possibili interpretazioni. Ma, se mi permette, Signor Presidente, c’è una ragione assai più grande per cui Lei non può. La nostra Costituzione è, come sappiamo, una costituzione programmatica. Norberto Bobbio diceva che in essa la democrazia è inseparabile dall’eguaglianza, come testimonia il suo articolo 3. Ma essa, rifiutando un’opzione finalistica nella definizione della società futura, risulta aperta a modelli economico-sociali diversi e a quelli dove sarà condotta da quella che Dossetti chiamava la democrazia integrale e Togliatti la democrazia progressiva. Quando Lei allude ai possibili danni irreparabili per il Paese, lo può fare solo perché considera ineluttabili le politiche economiche e sociali imperanti nell’Europa reale, le politiche di austerità. Ha poca importanza, nell’economia di questo ragionamento, la mia radicale avversione a queste politiche che considero concausa del massacro sociale in atto. Quel che vorrei proporLe è che nella politica e in democrazia si possa manifestare un’altra e diversa idea di società rispetto a quella in atto e che la Costituzione repubblicana garantisce che essa possa essere praticata e perseguita. Il capitalismo finanziario globale non può essere imposto come naturale, né la messa in discussione del suo paradigma può essere impedito in democrazia, quali che siano i passaggi di crisi e di instabilità a cui essa possa dar luogo. O le rivoluzioni democratiche possono essere possibili solo altrove? No, la Carta fondamentale garantisce che, nel rispetto della democrazia e nel rifiuto della violenza, possa essere intrapresa anche da noi.
C’è già un vincolo esterno, quello dell’Europa reale, che limita la nostra sovranità, non può esserci anche un vincolo esterno alla dialettica politica costituita dall’autorità del Presidente della Repubblica. Lei non può, Signor Presidente. Mi sono permesso di indirizzarLe questa lettera aperta perché so che la lunga consuetudine e l’affettuoso rispetto che ho sempre nutrito per la Sua persona mi mettono al riparo da qualsiasi malevola interpretazione e la mia attuale lontananza dai luoghi della decisione politica non consentono di pensare ad una qualche strumentalità. E’, la mia, soltanto, l’invocazione di un cittadino, anche se ho ragione di ritenere che essa non sia unica.
Mi creda, con tutta cordialità,

Fausto Bertinotti

da IlCorsaro on line *

lunedì, luglio 22, 2013

Democrazia

La democrazia per esistere deve garantire il rispetto delle procedure - insieme con il suffragio universale, l'offerta multipla e la garanzia dei diritti inviolabili - , deve basarsi su deliberazioni (dal latino deliberare, da libra cioè "bilancia", azione che consiste nella discussione, nella ponderazione dei pro e dei contro, nella dialettica, nel discorso) e avere come fine ultimo il bene comune.
Nonostante l'agomento non sia di pubblico dominio, e non venga trattato dai media - di cui non possiamo che ricordare la totale parzialità nel riportare le notizie a causa di un conflitto di interessi mai risolto e continuamente ignorato da ogni forza politica, accettato come inesorabile -  nel nostro paese questo tipo di forma di governo sembra sempre più in pericolo.
Il governo di scopo, che unisce in una unica coalizione (che ricorda molto il partito unico di un altro ventennio) forze di governo che nella loro intrinseca natura sono caratterizzate da concezioni politiche assolutamente divergenti, annulla il concetto di offerta multipla e comunque non riesce a produrre risultati altri che aumenti di tasse o di spese militari e invece del confronto nato dalla discussione riduce il suo esistere ad una sopravvivenza fatta di ricatti e vergognose imposizioni da una parte e aberranti giustificazioni e accettazioni di tali ricatti dall'altra.
E assistiamo allibiti ad una Presidenza della Repubblica che, invece di limitarsi a essere organo istituzionale di garanzia e indirizzo come previsto nella nostra Costituzione, impone de facto continuità governative agendo come se la nostra non fosse una Repubblica parlamentare.
Questa classe politica prepotente, auto nominata, spesso poco incline a sottostare alle leggi - e che quando è condannata grida allo scandalo, quasi alla lesa maestà -, collusa quando non parte integrante del potere economico, sorda o pronta a ordinare alle forze dell'ordine di ridurre al silenzio qualunque richiesta, anche la più condivisa e legittima, da parte dei cittadini, risulta molto lontana dai principi fondanti della Repubblica.
Difficile individuare in questo triste e confuso dramma che è la nostra realtà politica gli elementi che richiamano ai valori della democrazia.


mercoledì, luglio 17, 2013

Italia 2013 : "governare"

No a sfiducia Alfano.
No a dimissioni Calderoli.
No a condanna Berlusconi.

Questo è il significato di "governare" nel 2013 in Italia.

martedì, luglio 16, 2013

Italia 2013, luglio aggiornamenti

il ministro dell'Interno Alfano:“Sono qui per riferire di una vicenda di cui non ero stato informato”.

D’Alema: ‘Se non hanno avvertito Alfano, non è colpa sua non sapere’.

Roberto Maroni, oggi scappa: “I razzisti siete voi”.


da ilfattoquotidiano on line  Alfano *  D'Alema *  Maroni *

domenica, luglio 14, 2013

Italia 2013, luglio

questa estate italiana non finisce di stupire.

va già bene che sono rimasto a casa per seguire gli sviluppi.. 

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Enrico Bondi: “I tumori? Macché Ilva, la colpa è di tabacco e alcol”

Calderoli: “Quando vedo la Kyenge penso ad un orango”

Caso Kazakistan, ombre su Alfano. Gli uomini del ministro sapevano del blitz.


da ilfattoquotidiano on line  Ilva *  Kyenge *  Kazakistan *

mercoledì, luglio 10, 2013

Mediaset, il Pdl blocca il Parlamento.

Pdl: "Moratoria o cade il governo".

Epifani: "Destra irresponsabile".


"Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!


Dante Purgatorio VI

venerdì, luglio 05, 2013

F35 e Costituzione

Il Presidente della Repubblica, ricordo ai lettori meno attenti,

[...] è il capo dello Stato italiano e rappresenta l'unità nazionale, come stabilito dalla Costituzione italiana entrata in vigore il 1º gennaio 1948. Il presidente della Repubblica è un organo costituzionale eletto dal Parlamento in seduta comune, integrato da rappresentanti delle regioni (tre per ognuna, ad eccezione della Valle d'Aosta, che ne ha uno solo, per un totale di 58) e dura in carica per sette anni.
[...]

inoltre mi sembra il caso di riportare l'articolo 11 della Costituzione della Repubblica Italiana che recita quanto segue:

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.


alla luce di quanto sopra, lascio ai lettori ogni commento sulle dichiarazioni che seguono.

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Napolitano: il Parlamento non può porre veti all'Esecutivo.
Consiglio di difesa: sugli F35 decide il Governo

«La facoltà di sindacato delle commissioni parlamentari «non può tradursi in un diritto di veto su decisioni operative e provvedimenti tecnici che, per loro natura, rientrano tra le responsabilità costituzionali dell'esecutivo». È quanto si legge in una nota diffusa dal Quirinale al termine della riunione del Consiglio supremo di Difesa presieduto da Giorgio Napolitano. [...]


da il Sole24ore on line *