domenica, giugno 02, 2013

Italia 2013

il Consiglio dei Ministri di questa maggioranza allargata, testimonianza di una grave incapacità da parte dei partiti di raggiungere dei risultati attraverso normali procedure democratiche, ha votato per approvare l'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Rispondere alla voglia di cambiamento dei cittadini preferendo questa soluzione per diminuire le spese della politica non sembra una soluzione molto logica. In un paese come il nostro, sempre che questa riforma si concretizzi e non faccia la fine che ha fatto l'abolizione avvenuta già dopo il referendum del 1993 che ha trasformato il finanziamento in rimborsi senza sostanzialmente modificare nulla, può avere risultati disastrosi. Sembra una riforma pensata per consentire solo ai più ricchi di fare politica. Inutile specificare chi approfitterebbe della situazione e che i macropotentati economici andrebbero a finanziare i partiti politici che garantirebbero di curare i loro interessi. Sarebbe ritornare alla condizione pre Rivoluzione Francese dove solo i nobili (che detenevano il potere economico) potevano far parte della classe politica. In Europa saremmo gli unici a farlo: Francia, Gran Bretagna, Germania e Spagna hanno diverse forme di finanziamento, tendenzialmente pubblico e l'apporto dei privati è regolamentato e ha chiari limiti prestabiliti. Negli Stati Uniti, una nazione a cui si fa spesso riferimento, la partecipazione politica e il sistema stesso sono molto diversi da quelli presenti nel nostro paese, e in Europa in generale, e comunque i problemi per il finanziamento della politica, con la conseguente attività di lobbying, influenza in modo molto profondo la vita democratica statunitense - e lo stiamo vedendo con l'enorme difficoltà che incontra la riforma per il possesso delle armi da fuoco -  e una comparazione in questo caso è da considerare o un puro esercizio di stile o una prospettiva non rosea per il futuro della democrazia in Italia. La grave disaffezione per la politica nel nostro paese, come dimostrano le ultime elezioni nazionali, ad esempio, qualora si realizzasse un finanziamento principalmente basato sulle offerte dei privati, rischierebbe di compromettere l'esistenza stessa di molti dei partiti presenti in Parlamento oggi. E questo non è un passo verso il bipartitismo - altro tentativo di clonazione di qualche anno addietro del sistema anglosassone/americano che ha avuto scarsissimo esito -  ma una grave menomazione della rappresentanza democratica, secondo chi scrive. Porre un tetto alle spese, diminuire il numero e la remunerazione dei politici, inasprire le pene per chi commette reati inerenti la gestione della cosa pubblica, aumentare i controlli avrebbe sicuramente comportato una diminuzione generale del fenomeno della malapolitica e del, pare, patologico incremento dei reati e delle uscite. Ma sarebbe stato meno demagogico.

Il Presidente del Consiglio ci promette anche una riforma costituzionale che trasformerà il paese in una repubblica presidenziale. Ho già commentato in passato questa scelta e non vorrei ripetermi ma non mi sembra questa sia una priorità per il paese. Inoltre, così come avviene in Francia, rischierebbe di creare governi che non hanno controparte, fatto che in un paese come il nostro non può che spaventare. Senza andare troppo indietro nel tempo abbiamo avuto governi che, se non ci fossero state pur risicate controparti, avrebbero volentieri stravolto il concetto di democrazia. Purtroppo si continua a far credere che una struttura comporti migliori risultati rispetto ad un altra senza arrendersi all'evidenza che i veri protagonisti della politica sono il cittadino e il suo coinvolgimento nella cosa pubblica. Ma l'idea di responsabilizzare i cittadini dando loro la possibilità di avere reale consapevolezza del ruolo che dovrebbero avere, insomma accettare che 


"[...] La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."

potrebbe comportare l'ammissione di forti responsabilità per la grave situazione in cui ci troviamo e l'inversione di un trend consolidato del concetto di esercizio del potere.  
E questa soluzione preoccupa la nostra classe politica.

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