domenica, giugno 30, 2013

Senza commettere l'errore di confondere il piano giudiziario con quello politico?

Il Partito Democratico sul suo sito ha comunicato che "prende atto della sentenza e la rispetta ma senza commettere l'errore di confondere il piano giudiziario con quello politico", in relazione alla condanna per concussione per costrizione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici per il leader del PdL.
Come se i due piani non facessero entrambi parte della stessa struttura che si presuppone organica alla funzionalità dello Stato.
E il presidente del forum Giustizia del PD in aggiunta dichiara "La sentenza di oggi non può e non deve incidere sulla prosecuzione dell'azione di governo."
Mentre il segretario del PD afferma in un'intervista che eventuali dimissioni del leader del PdL "sono un problema che riguarda il suo rapporto con gli elettori: noi rispettiamo quello che decide".
Il governo di scopo - anche se ancora non sappiamo bene quale sia - non permette neanche ad una condanna in tribunale del rappresentante di uno dei partiti che lo sostiene di ostacolare la sua azione.
Una condanna - solo l'ultima delle raccolte, per ora - che in qualunque paese democratico del mondo comporterebbe le dimissioni del colpevole dalla carica pubblica che ricopre.
Fatto che, trattandosi di un partito-azienda e venendo a mancare il padrone della suddetta, avrebbe come conseguenza le dimissioni, più volte minacciate in questi mesi, degli appartenenti al PdL e la caduta del governo.
E, forse, la creazione di una nuova coalizione di governo.
O nuove elezioni.
Ma non in Italia.
Con la scusa di dare continuità ad un governo che esiste esclusivamente per manifesta incapacità dell'intera classe politica, che così comportandosi ricorda molto più da vicino una oligarchia di una democrazia, si continua.
Si continua perchè al centro sinistra la (s)compagine non riesce a esprimere una leadership capace di amalgamare le diverse anime del partito compattandosi in modo da avere una reale azione di governo. (e il futuro, il ricambio generazionale, per la sinistra non promette niente di buono).
E perchè il centro destra vive esclusivamente per il suo padre-padrone, unico e indiscusso decisore delle sorti del partito i cui componenti sono pronti a qualunque manifestazione pur di difendere il comportamento del loro paladino, sempre più spesso fino a sfiorare il ridicolo. (in questo caso il futuro risulterebbe nella trasmissione ereditaria del potere, che riporta a logiche da chefferies più che da paese democratico).
La terza compagine, che intendeva rinnovare la vecchia politica, per ora sembra ancora stentare a trovare un equilibrio e quindi non può essere considerata alternativa valida.

Mi sembra inoltre importante evidenziare il fatto che, come ho riportato prima, il segretario del PD deleghi agli elettori del PdL il problema del rapporto con i problemi giudiziari del suo capo, rispettandone le decisioni.
Risulta difficile comprendere allora perchè anche i politici del centro sinistra non  rispettino in questo caso le decisioni dei loro elettori, terminando il rapporto sinceramente inammissibile con il PdL e il suo leader, invece di continuare a giustificarlo.

il sito del Partito Democratico on line in merito alla condanna *

domenica, giugno 23, 2013

Italia 2013 - aggiornamenti

Sembra che la coalizione trasversale di governo stia cominciando a produrre dei risultati in base alle priorità che ritiene più importanti nell'interesse del Paese.
Per quanto riguarda il prestigio internazionale abbiamo avuto la fortuna di vedere il Ministro Kyenge sulla prima pagina dei giornali di tutto il mondo grazie alle parole di denigrazione che hanno accolto la sua nomina da parte di molti colleghi politici - alcune hanno anche rincarato la dose nella "democraticissima" e "illuminata" padania lamentando il fatto che nessuno l'avesse ancora violentata.
Abbiamo poi avuto l'onore di vedere un altro Ministro della Repubblica apostrofata come "puttana", per inadempienze amministrative (di questo per fortuna la stampa estera non si è occupata, conscia del livello del milieu politico nazionale, probabilmente).

Per quanto riguarda il fronte interno, abbiamo avuto modo di renderci conto che la precedenza su tutto sia stata accordata a giustificare l'ennesimo coup de théâtre all'italiana - organizzare un lasciapassare che eviti l'interdizione dai pubblici uffici o, alla peggio, non faccia correre il rischio di passare giorni in galera a qualche illustre personaggio - impresa che sembra richiedere l'utilizzo di strategie in grado di operare a 360 gradi per riuscire ad avere successo.
Infatti abbiamo visto il capo del PdL avvicinarsi pericolosamente ai "comunisti" oltre che ad esponenti del sindacato, e contemporaneamente chiedere - probabilmente per assecondare i più facinorosi tra i suoi seguaci - lo sfondamento del patto UE, salvo poi smentire. Mentre il suo eterno delfino e alcuni dei suoi fedelissimi rilasciano dichiarazioni secondo le quali se non si seguono le indicazioni del centro destra, se il loro capo fosse condannato, se la Consulta non si comporta come vogliono loro ecc il governo è destinato a cadere. 
E abbiamo visto, subito dopo, il nuovo segretario del PD, dichiarare che "Far cadere il governo ora sarebbe da irresponsabili".
E abbiamo visto come i media di regime, attraverso la realizzazione di un "programma" come "La guerra dei vent'anni. Ruby ultimo atto", che poteva esser prodotto solo nell'Italia del 2013 o in un paese con un governo dittatoriale, abbiano cercato di influenzare l'opinione pubblica con la ricostruzione a puro scopo propagandistico di un processo con l'unico intento di proteggere gli interessi particolarissimi dell'imputato del caso.
E abbiamo visto la bozza del decreto preparato per la nuova legge "svuota carceri" che sembra confezionata per i più abbienti, over 70, che dovrebbe essere votata a breve.

Anche l'opposizione ha avuto modo di distinguersi: all'interno di un'operazione volta a salvaguardare il pluralismo democratico, abbiamo assistito, da parte del movimento che si dichiara alternativo alla vecchia classe politica, all'epurazione di un, per ora, esponente rea di aver criticato il portavoce del movimento. 


dal NYTimes on line  sul Ministro Kyenge *

da l'Unità on line sul governo *

da il Fattoquotidiano on line su il processo Ruby *

da il Fattoquotidiano on line su la "svuota carceri" *

venerdì, giugno 07, 2013

Revisone della Costituzione : articolo 138

ho cercato invano menzione di una Convenzione nelle leggi presenti in Costituzione relative alla revisione costituzionale..

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Costituzione della Repubblica Italiana, Art. 138

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione [cfr. art. 72 c.4].
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare [cfr. art. 87 c.6] quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata [cfr. artt. 73 c.1, 87 c.5 ], se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.
Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

dal sito del Senato della Repubblica Italiana *
Stefano Rodotà sul sito di Libertà e giustizia *

domenica, giugno 02, 2013

Italia 2013

il Consiglio dei Ministri di questa maggioranza allargata, testimonianza di una grave incapacità da parte dei partiti di raggiungere dei risultati attraverso normali procedure democratiche, ha votato per approvare l'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Rispondere alla voglia di cambiamento dei cittadini preferendo questa soluzione per diminuire le spese della politica non sembra una soluzione molto logica. In un paese come il nostro, sempre che questa riforma si concretizzi e non faccia la fine che ha fatto l'abolizione avvenuta già dopo il referendum del 1993 che ha trasformato il finanziamento in rimborsi senza sostanzialmente modificare nulla, può avere risultati disastrosi. Sembra una riforma pensata per consentire solo ai più ricchi di fare politica. Inutile specificare chi approfitterebbe della situazione e che i macropotentati economici andrebbero a finanziare i partiti politici che garantirebbero di curare i loro interessi. Sarebbe ritornare alla condizione pre Rivoluzione Francese dove solo i nobili (che detenevano il potere economico) potevano far parte della classe politica. In Europa saremmo gli unici a farlo: Francia, Gran Bretagna, Germania e Spagna hanno diverse forme di finanziamento, tendenzialmente pubblico e l'apporto dei privati è regolamentato e ha chiari limiti prestabiliti. Negli Stati Uniti, una nazione a cui si fa spesso riferimento, la partecipazione politica e il sistema stesso sono molto diversi da quelli presenti nel nostro paese, e in Europa in generale, e comunque i problemi per il finanziamento della politica, con la conseguente attività di lobbying, influenza in modo molto profondo la vita democratica statunitense - e lo stiamo vedendo con l'enorme difficoltà che incontra la riforma per il possesso delle armi da fuoco -  e una comparazione in questo caso è da considerare o un puro esercizio di stile o una prospettiva non rosea per il futuro della democrazia in Italia. La grave disaffezione per la politica nel nostro paese, come dimostrano le ultime elezioni nazionali, ad esempio, qualora si realizzasse un finanziamento principalmente basato sulle offerte dei privati, rischierebbe di compromettere l'esistenza stessa di molti dei partiti presenti in Parlamento oggi. E questo non è un passo verso il bipartitismo - altro tentativo di clonazione di qualche anno addietro del sistema anglosassone/americano che ha avuto scarsissimo esito -  ma una grave menomazione della rappresentanza democratica, secondo chi scrive. Porre un tetto alle spese, diminuire il numero e la remunerazione dei politici, inasprire le pene per chi commette reati inerenti la gestione della cosa pubblica, aumentare i controlli avrebbe sicuramente comportato una diminuzione generale del fenomeno della malapolitica e del, pare, patologico incremento dei reati e delle uscite. Ma sarebbe stato meno demagogico.

Il Presidente del Consiglio ci promette anche una riforma costituzionale che trasformerà il paese in una repubblica presidenziale. Ho già commentato in passato questa scelta e non vorrei ripetermi ma non mi sembra questa sia una priorità per il paese. Inoltre, così come avviene in Francia, rischierebbe di creare governi che non hanno controparte, fatto che in un paese come il nostro non può che spaventare. Senza andare troppo indietro nel tempo abbiamo avuto governi che, se non ci fossero state pur risicate controparti, avrebbero volentieri stravolto il concetto di democrazia. Purtroppo si continua a far credere che una struttura comporti migliori risultati rispetto ad un altra senza arrendersi all'evidenza che i veri protagonisti della politica sono il cittadino e il suo coinvolgimento nella cosa pubblica. Ma l'idea di responsabilizzare i cittadini dando loro la possibilità di avere reale consapevolezza del ruolo che dovrebbero avere, insomma accettare che 


"[...] La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."

potrebbe comportare l'ammissione di forti responsabilità per la grave situazione in cui ci troviamo e l'inversione di un trend consolidato del concetto di esercizio del potere.  
E questa soluzione preoccupa la nostra classe politica.