mercoledì, dicembre 25, 2013

Miseria e nobiltà

E' di nuovo periodo di feste. Sempre più impoverite, con gli stessi programmi televisivi (almeno negli ultimi 10 anni, tanto che se non vedo nel palinsesto "Una poltrona per due" non so che è Natale, ormai..).
E con gli auguri, a volte stropicciati da parte di persone che non vedi mai e che pretendono di rimanere in contatto con un sms o una mail, solitamente condivisa con una lista di persone, estrema indicazione dell'importanza che abbiamo nell'esistenza del mittente. Un Natale che ci vede nella stessa o peggiore situazione a livello economico e politico degli anni passati. Di recente una alta carica dello Stato si è vista costretta a criticare apertamente un decreto legge-minestrone che il governo trasversale, quello della governabilità innanzitutto, era pronto a votare. Intanto niente riforme elettorali. Niente riforme intese a migliorare l'esistenza delle persone. Siccome in questo periodo è consuetudine fare dei resoconti dell'anno appena trascorso, vorrei fare un'analisi della situazione, ma, invece di parlare delle cose in termini assoluti, ripercorrere il cammino inverso e spostare tutto nel piccolo, auspicando che riportare il discorso in termini più usuali ci permetta di comprendere meglio. Immaginiamo di essere una piccolissima comunità, composta solo da una famiglia di 5 persone (due figli, maschio e femmina, mamma e papà, nonna), un insegnante, un personaggio molto facoltoso, un malavitoso, un uomo politico (es. sindaco). La famiglia si è impoverita negli anni: la mamma che prima lavorava come guida turistica ora è a casa e il papà lavora part-time perché l'azienda dove era stato assunto sta delocalizzando per permettere al proprietario (il ricco) di avere ancora più soldi. La nonna prende la pensione e questo le permette di aiutare l'economia casalinga. I due figli stanno per finire le scuole superiori e in famiglia si deve decidere cosa fare l'anno prossimo: mandarli all'Università o a cercare un lavoro. Uno dei figli, il maschio, a forza di sentire che anche da laureati non si trova lavoro, non vuole continuare gli studi. E passa i pomeriggi al bar dove è diventato amico del malavitoso, che è rispettato da tutti e guadagna bene con le slot machine dove ogni tanto anche la nonna gioca nella vana speranza di vincere qualcosa per incrementare le entrate della famiglia. Il ricco è ricco e non ha bisogno di lavorare. Non ha nessuna voglia di impegnare il suo patrimonio per creare occupazione - preferisce giocare in Borsa, è più sicuro: se perde non paga. Aprire una nuova attività, che potrebbe creare un impiego per il ragazzo, e migliorare la situazione generale del piccolo paese, non gli interessa e al sindaco va bene così. Il primo cittadino giustifica l'operato del ricco straparlando di fantasticherie neoliberisticheggianti, e non ha investito le esigue disponibilità comunali per restaurare l'unica risorsa storica del paese, che dava lavoro anche alla nostra mamma, ma ha prosciugato i fondi pubblici per celebrare la sua immagine e in cene, massaggi, auto blu, mutande verdi: l'unica cosa che veramente gli interessa è essere rieletto e avere uno stipendio, quindi non contraddice i potenti. L'insegnante ha sempre meno risorse per fare nuovi corsi, vorrebbe fare ricerca ma non può. Continua a sperare che, come in altri paesi occidentali, il politico si renda conto che, per un paese che pretende di essere avanzato, la soluzione del problema dell'occupazione non sta nell'abbassare le garanzie del lavoratore per avvicinarlo alle condizioni di lavoro dei paesi del terzo mondo ma nella collaborazione tra veri imprenditori (che in questo paese, come avrete notato, non esistono ndr) e la ricerca fatta nelle Università, per produrre innovazione. La ragazza, che per fortuna si è presto resa conto di non poter sperare di vivere dignitosamente sposando il figlio del ricco, si iscriverà all'Università e dopo anni di studio partirà, probabilmente senza più tornare, per un paese che invece fa delle politiche per l'innovazione. Il nostro paese-campione quindi presto avrà una persona in meno, anzi due perché il docente non avrà più nessuno a cui insegnare e dovrà andarsene, anzi tre perché nel frattempo anche la nonna è mancata e con lei la sua pensione - così che la mamma e il papà ora vivono nell'indigenza. Restano anche il ricco, il malavitoso, il sindaco e il ragazzo - che adesso fa manutenzione alle slot machine del malavitoso nei bar della zona, senza contratto, ferie e contributi. Il paese è destinato a scomparire ma al ricco, che potrà sempre trasferirsi altrove con tutti i suoi soldi, non interessa, come non interessa al malavitoso, i cui affari con le slot machine, la droga, la prostituzione, la finanza continuano a rendere e a cui, oltre tutto, cambiare aria ogni tanto fa solo bene. Il sindaco troverà una nuova arena e avrà un altro incarico, sostenuto dai potenti che non ha disturbato. Invece la mamma e il papà, dopo una vita passata nella speranza di avere un lavoro, per loro e per il resto della famiglia, e vivere onestamente, rimarranno nel vecchio appartamento, sopravvivendo a stento tra una pensione minima e un continuo aumento del costo della vita, con ancora in casa il "ragazzo", ormai di mezza età, con uno stipendio saltuario e senza futuro.
(E quando anche loro passeranno a miglior vita, i due anziani cittadini, tutto considerato, avrebbero senz'altro il diritto, facendo appello alla residua integrità e ad un poco di ironia, di far incidere sulle lapidi l'articolo 1 della Costituzione della Repubblica Italiana:

"L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro.
La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."

E, poco sotto, di far aggiungere anche l'iconcina di uno smile che ride forte, fino alle lacrime.)

Buone feste.


Aggiornamento: l'altro giorno ero in un hard discount e, passando vicino all'uscita, ho sentito un cliente chiedere al cassiere dove erano i panettoni da 1,30 €. E quando gli è stato risposto che erano finiti, questo misero soggetto ha detto serio e un po' seccato "ma come, ero venuto apposta.. volevo distribuirli ai miei operai!". Il cassiere ha fatto un cenno con la testa e, distogliendo lo sguardo nobilmente, ha continuato a lavorare.

domenica, dicembre 15, 2013

Notevole..

Notevole è il paese i cui cittadini partecipano attivamente alla sua gestione, svegliarsi con il sorriso, augurare la buonanotte a chi ti è caro, capire senza aver bisogno di spiegazioni, lavorare per il bene comune, dimenticarsi di mangiare, capire quando è il momento di dire no, andare a dormire tardi per finire un lavoro importante con piacere, la serenità che viene dall'aver compiuto il proprio dovere, ricevere un regalo inaspettato, poter contare sugli altri, un pensiero innovativo, una conversazione feconda, cercare di migliorare la vita delle persone, raggiungere un obbiettivo dopo molti sforzi, un cenno d'intesa, accontentarsi, saper tacere, il sole dopo la tempesta, rendersi conto dei propri limiti, la natura, stare bene con se stessi, continuare a sperare, guardarsi allo specchio e piacersi, un libro che non riesci a smettere di leggere, l'equilibrio, la ragione umana, riuscire ancora ad emozionarsi, avere voglia di imparare..

Brillante è un provvedimento che funziona, una sentenza corretta, strappare un applauso ad un pubblico ostile, condividere, una risata, smettere di focalizzarsi sull'assoluto e trovare soddisfazione nella ricerca del suo raggiungimento, riuscire a spiegare con parole semplici un concetto difficile, vedere i risultati dell'insegnamento, la filosofia, saper scegliere in tempo, prendere la mano di qualcuno, impegnarsi per il bene comune, lo sguardo di una donna innamorata, andare oltre, vivere tentando di ridurre l'impatto ambientale della propria esistenza, liberarsi della zavorra, avere consapevolezza del proprio ruolo all'interno della comunità, superare i momenti difficili..

Splendido è l'esempio di uomini integri e motivati, che hanno continuato a credere e impegnarsi per una causa che consideravano giusta..

Doveroso è provare ad emularli.

domenica, dicembre 08, 2013

Misero..

Misero e' il paese che non ha più cittadini, rubare la voglia di vivere, pretendere senza dare, confondere l'amore con i doni, i vani o le rendite, costringere un animale in gabbia, far assistere il proprio figlio ad un pesante alterco, delocalizzare l'azienda e lasciare a casa gli operai per comprarsi uno yacht, vivere nel privilegio, generalizzare, il partito politico senza programmi, non finanziare la cultura e lasciare spazio all'ignoranza, permettere che la gioventù non abbia fiducia nel futuro e nella collaborazione, un terreno abbandonato dopo esser stato troppo sfruttato, costringere qualcuno ad aiutarti, russare durante uno spettacolo in un luogo pubblico, aspettare una festività solo per i regali, invecchiare senza diventare saggi, rubare la speranza, vivere di ripicche, approfittare dei deboli, illudere, trovare sicurezza nelle imposizioni, mentire spudoratamente, ostinarsi a non capire, confondere la morale con l'economia e lo spettacolo con la politica, essere costretti a disturbare la gente al telefono per campare, essere convinti di aver una risposta per tutto, applaudire ancora prima che l'ultima nota di un brano musicale abbia terminato il suo volo nell'aria e lasciato spazio al silenzio, vivere per apparire, rubare ai poveri, essere prepotenti, credere che l'acqua non sia un bene comune, non ammettere i propri errori, vivere per consumare, non fare il proprio dovere, non saper tacere, essere neoliberisti nonostante tutto, usare la governabilità come scusa per esistere, misera è la pianta costretta artificialmente ad accelerare la sua crescita, la signora che regala 2€ alla passeggera sul bus che il controllore trova per l'ennesima volta con il biglietto contraffatto, la vita senza sorrisi..

Triste è l'anziano che non ha più voglia di vivere, l'esistenza senza conquiste o sconfitte, vivere in un paese senza cittadini, lo strumento abbandonato, l'animale che vive in gabbia, non essersi mai potuti permettere una vacanza, una bandiera sporca e dimenticata nel vento, un'esistenza di ricordi altrui, il professore privato del tempo per spiegare ai suoi allievi, una gioventù senza fiducia nel futuro e nella collaborazione, non riuscire più a credere nella politica, il sorriso del mendicante, la vita senza passioni, il nascondere lo sguardo di chi fruga nell'immondizia, stordirsi per sopravvivere, non avere altri interlocutori che il cane, non avere lavoro, destinare la tredicesima a pagare le bollette, non riuscire più neanche a sognare, vivere di illusioni, non poter mantenere le promesse, non saper scegliere in tempo..

Terribile è il pensiero che la situazione di impasse sociale in cui viviamo potrà cambiare solo con l'aiuto di tutti, guardarsi intorno e avere poche speranze che ciò avvenga..

Doveroso è, nondimeno, continuare a provarci.

domenica, novembre 24, 2013

Di recente..

Di recente ho partecipato ad un incontro conviviale in provincia. Dopo l'iniziale euforia per esserci ritrovati, alcuni di noi non si vedevano da una decina d'anni, presto i nostri discorsi sono diventati più legati alla quotidianità, influenzati dalle esperienze che abbiamo vissuto e dalle nostre situazioni personali. E, avendo percorso un buon tratto dell'esistenza, almeno per le aspettative dell'occidente, quasi subito chi si avvicinava al nostro tavolo poteva captare parole come "famiglia" - le progenie ora sono in età universitaria - "pensione" - anni di attesa prima di, finalmente, raggiungere l'età pensionabile, e entità delle medesime una volta percepite - "malattie", nel migliore dei casi identificabile con un calo della vista generalizzato ecc. Durante la cena, complice forse il vino che aveva cominciato a fluire abbastanza liberamente (non più come lo avrebbe fatto venti anni fa ma comunque..), dopo aver esaurito i convenevoli, ed esserci aggiornati sulle situazioni personali, dopo aver confermato la persistenza di un numero elevato di anime semplici che vivono di se e di ma e continuano a non essere consapevoli del fatto che siamo la somma delle nostre scelte quotidiane, il discorso è passato alla situazione generale e quindi alla politica.
Parlare di politica, qui come altrove, non è confrontare programmi o alternative possibili (del resto sparite anche nelle comunicazioni delle segreterie dei partiti, quasi a tutti i livelli, siamo costretti a riconoscere).
E' lamentarsi.
Il malcontento sull'aumento delle presenze dei sovente invisi extracomunitari (salvo assumerli con retribuzioni basse nelle fabbrichette locali), sul lento ma continuo erodersi delle potenzialità di questo piccolo angolo di mondo, dove poco per volta chiudono le scuole, i collegamenti diventano su gomma perché la ferrovia è giudicata un "ramo secco", le produzioni delle fabbriche cessano, non si fanno investimenti sulle attività ricettive per ammodernarle togliendo anche quel residuo barlume di velleità ad un settore che una volta contribuiva in modo significativo all'economia della valle - situazione che può tranquillamente riassumere quella dell'intero paese, intanto per la realtà degli extracomunitari ma poi anche per l'istruzione pubblica cronicamente colpita da tagli ai finanziamenti e di conseguenza all'offerta formativa, per i trasporti (dagli aerei fino al trasporto locale passando dai treni), per le produzioni delocalizzate, per il turismo che non siamo in grado di gestire come dovremmo pur avendo ereditato un patrimonio culturale/naturale unico al mondo - ha preso il sopravvento nelle nostre conversazioni ma, se ognuno aveva una sua particolare lagnanza, la totalità concordava sul fatto che la responsabilità della situazione non era la loro.
E' della "classe politica". 
O del destino, verrebbe da credere a momenti.
Anche qui i problemi locali non vengono sentiti come una responsabilità dei cittadini in quanto parte integrante dello Stato, ma sempre altre, degli amministratori e di conseguenza dei politici - se possibile, anche contro le evidenze, i politici della fazione opposta, e ove non possibile, rintanandosi dietro un "tanto sono tutti uguali" - che non sembrano eletti dai cittadini ma entità autonome, che esistono indipendentemente dalla nostra volontà.
I politici, quelli nazionali in particolare perché hanno più esposizione mediatica - l'unica che conta per la nostra società -, sono diventati come i protagonisti di una telenovela, in cui i personaggi ci appassionano istintivamente non razionalmente, e che non muoiono mai o se muoiono poi, in base alle risposte dell'audience, rinascono o vengono rimpiazzati da un personaggio simile, per non alterare gli equilibri della trama "vincente" - nel nostro caso parlerei di "perdente" ma la legge dello spettacolo esige che the show must go on! - in cui nulla muta sotto un'apparente continuo dibattito per il cambiamento. E' una mediocrazia la nostra in cui il già non ben frequentato teatrino viene rappresentato attraverso le continue dicerie sulle diatribe, su "questo/a ha detto quello" e "questo/a gli/le ha risposto così", come nella trascrizione di un discorso tra comari, una chiacchiera che non ha altra realtà di quella dei suoi protagonisti che pretendono di essere il centro del mondo. Persa in un mondo di costante incertezza, senza più ideologie, in continua campagna elettorale, e per questo costretta a non avere programmi a lungo termine, soggiogata dalla comunicazione mediatica, di cui una buona parte non conosce i meccanismi (almeno al centro sinistra), la politica decide per noi ma è sempre più lontana da noi. Sono i demagoghi della propaganda mediale che, seguendo le regole dell'audience, remunerati in base all'audience - ma con un conflitto di interessi ormai congenito che premia i dipendenti del tycoon - in questo scenario che si disgrega, dettano le regole, confondendoci fino a non permetterci più di distinguere tra realtà e finzione, ostacolando la visione del totale enfatizzando continuamente il particolare, impedendoci di discernere tra un politico morto e uno vivo, comunicando sound bites che condizionano il nostro modo di pensare alla politica, trasformandoci in spettatori che non sono interpellati a decidere il palinsesto ma costretti a finanziarne le spese di gestione (dicesi governabilità in politichese mediatico).
Siamo cittadini che si lamentano inutilmente, per sfinimento, dalle pretese depotenziate dalla paura della crisi economica, dell'impiego, della famiglia, della politica, della difficoltosa garanzia del mantenimento dei diritti sociali che abbiamo considerato acquisiti per generazioni, che non hanno più il coraggio di opporsi a nulla perché la macchina del fumo, l'oracolo della verità, fa scomparire le diffuse e legittime proteste dai notiziari, o le strumentalizza a suo uso e consumo, sfiancando la volontà di cambiamento.
Considerati impreparati politicamente e intellettualmente per avere delle reali risposte ai problemi, utili per votare ma non per proporre, siamo condizionati costantemente  da una comunicazione "uno a molti", imposta dall'alto. E lo spettacolo che ci viene offerto, non è, come alcuni vogliono farci credere, quello che vorremmo o che abbiamo scelto: è che decenni di pessime performance di questa che è diventata la nostra politica hanno talmente abbassato le aspettative degli spettatori che molti vedono come sopportabile, quasi naturale, anche questo immondo guazzabuglio.
Anche chi parla di cambiamento grazie ad una democrazia diretta perché interattiva (comunicazione "molti a molti") mente consapevolmente: in Italia quasi una persona su due non ha un collegamento ad Internet (novembre 2013) e, tra chi è connesso, chissà quale è la percentuale che non si collega esclusivamente per controllare Facebook, leggere la Gazzetta o peggio.

domenica, novembre 10, 2013

Notizie (prospettiva globale e italiana)

BBC - 10 Novembre 2013

- Fears of 10,000 dead after typhoon 
(Si temono 10,000 morti dopo il tifone)
- 'No deal' at Iran nuclear talks
('Nessun accordo' ai colloqui sul nucleare iraniano)
- Court delays Maldives run-off vote
(La Corte Suprema ritarda il ballottagio alle Maldive)
- Venezuela's government seizes shops
(Governo del Venezuela confisca negozi)
- Gambling on a new kind of slot car
(la scommessa su un nuovo tipo di automobili-giocattolo)
- PM urges Sri Lanka war crimes probe
(il Primo Ministro indaga sui crimini di guerra in Sri Lanka)
- US christens newest aircraft carrier
(gli Usa varano una nuova porta aerei)
- Argentina's president set for return
(Presidente dell'Argentina pronta per il ritorno)
- Colombia drug baron seized in Spain
(barone della droga colombiano catturato in Spagna)


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Al Jazeera - 10  Novembre 2013

- Thousands feared killed in Philippine typhoon
(Si temono migliaia di vittime dal tifone nelle Filippine)
- Rouhani: Iran will not give up nuclear rights
(Rouhani: l'Iran non rinuncerà ai suoi diritti sul nucleare)
- Saudi police clash with foreign workers
(la polizia saudita si scontra con i lavoratori stranieri)
- Venezuela troops seize shops over high prices
(il Venezuela confisca negozi a causa dei prezzi alti)
- Maldives court postpones presidential runoff
(la Corte Suprema delle Maldive pospone il ballotaggio presidenziale)
- Killing Arafat
(l'uccisione di Arafat)
- Syria rebels recapture army base near Aleppo
(Ribelli siriani riconquistano base militare nei pressi di Aleppo)
- Afghan minister grilled over migrant rights
(Ministro afghano inquisito sopra i diritti dei migranti)
- Blatter: World Cup in Qatar is not reversible
(Blatter: Coppa del Mondo in Qatar non è in discussione)


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il Corriere della Sera - 10 Novembre 2013

- Le Filippine distrutte dal tifone
- Tasse, addizionali per 503 euro. Ecco i conti del federalismo
- Satellite Goce, ancora nessun impatto. Resta all'erta fino a lunedì sera
- Escort ragazzine, inchiesta s’allarga alle città del Nord 
- Galliani, il vaso di coccio della parabola rossonera
- Niente accordo sul nucleare. Kerry:"divergenze ridotte".
- Torna Zanetti, delirio a San Siro. Inter-Livorno 2-0.
- Sindacati in campo, 4 ore di sciopero per modificare la legge di stabilità
- Cuperlo: «No a leader solitari». Renzi agli iscritti: «Servono idee»


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la Repubblica - 10 Novembre 2013

- Hayan, Filippine in ginocchio:10 mila morti. Ora trema il Vietnam: fuga di massa dal tifone
- "Marina, Marina..." video. Il brano-tormentone è un film
- Fondi finiti per la cassa integrazione in deroga. 350 mila senza sussidio 
- Iran, niente accordo. Trattative sul nucleare riprenderanno il 20
- Il satellite precipiterà sulla Terra. potrebbe colpire l'Italia, 2 orari a rischio 
- Benitez: "Testa e cuore". Conte lo stuzzica: video 
- Anna Oxa cade in pista. portata via in barella
- Baby squillo a Roma indagine sul giro di cocaina
- Inter batte il Livorno 2-0 nell'ultima di Moratti 


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l'Unità - 10 Novembre 2013

- Haiyan, disastro Filippine: 10.000 morti
- Italia, allarme per caduta satellite. Allerta oggi a Nord e domani Sud
- I paradossi di Obama
- Caso Budroni, via al processo. La strana morte del cattivo ragazzo
- Applausi per il texano con l’Aids
- D'Alema:"successo Renzi non corrisponde a ricchezze e novità  di contenuti"
- Al Gran Consiglio Pdl manca l’ordine.....
- Primarie, Cuperlo attacca Renzi. Prodi non vota, c'è il fronte Pse...
- Lo spettro della deflazione

domenica, ottobre 27, 2013

Tutti questi anni

Tutti questi anni a ripeterci che il problema di Internet era che non si poteva controllare cosa mettevano on line gli utenti e adesso scopriamo che invece era già tutto sotto controllo, anche mentre si continuava a dire che bisognava controllare di più? 
Tutti questi anni che ci raccontano di democrazia diretta sul web mentre quasi una famiglia italiana su due non ha un collegamento e le parole più cercate in rete nel 2012 in Italia sono state Terremoto, Lucio Dalla, come fare sesso, significato di Skyfall?
Tutti questi anni a raccontarci di riforme politiche che potevano salvarci dalla crisi, mentre era lo stesso potere politico che permetteva le manovre delle concentrazioni economiche destinate a creare la crisi?
Tutti questi anni di antagonismi tra fazioni politiche con visioni diverse del mondo, per poi formare governi trasversali con il risultato che la nostra realtà peggiora quotidianamente e mentre continuano a dirci che l'importante è la governabilità?
Tutti questi anni a permettere che distruggessero i nostri prati, i nostri boschi, le nostre città, il nostro cibo, la nostra aria, la nostra acqua, la nostra vita e l'esistenza stessa del pianeta mentre pochissimi prosperano e tutti gli altri stentano a sopravvivere (economicamente e fisicamente) con la scusa del libero mercato e della corsa infinita al consumo?
Tutti questi anni di propaganda spacciata per informazione sui giornali e alla tv ("la vostra scelta libera"? libera di farci governare da un pregiudicato? ndr) mentre l'ultima cosa che vogliono dirci è la verità?

mi sembra che sia ora di uscire dal torpore, fermarci e fare il punto della situazione.

sul serio.


domenica, ottobre 13, 2013

La via maestra

Molti hanno partecipato alla manifestazione in difesa della Costituzione ieri a Roma. Una dimostrazione della volontà, non solo politica, di riaffermare  la validità dei principi ancora assolutamente moderni che sono scritti nella Carta Costituzionale e che una buona parte dei politici in Parlamento vorrebbero ingiustificatamente, oltre che illegittimamente, modificare. Cifre sulla partecipazione non sono riuscito a trovarne. Comunque la notizia oggi (domenica, il giorno dopo) era ancora presente sulle pagine web dei giornali ma già superata da altro. Neanche il Fatto Quotidiano, che ha raccolto 440mila firme per gli stessi motivi, la mette in risalto. Anomalo. Del resto è fatto assodato che i media italici non sono un esempio per quanto riguarda la correttezza nel riportare informazioni. Ma le redazioni ora hanno trovato altro di più interessante da trattare: l'impegno del nostro paese per un Mediterraneo più sicuro sarà presumibilmente la notizia in prima pagina per i prossimi giorni.. 
Poi ci sono le discussioni interne dei partiti, il congresso del PD che si avvicina, qualche crimine particolarmente efferato...
Tutto in modo da fornire materiale di discussione nei Bar della nazione (che è poi lo scopo ultimo dei media italici.. così i cittadini, che nel nostro paese hanno una irresistibile e ostinata tendenza a voler commentare su tutto e sulla politica in particolare, avranno modo di sfogarsi e dimostrare agli altri avventori le loro "competenze", finendo con il perdere di vista la visione di insieme, l'unica veramente importante). 

Ad esempio, in settimana stavo prendendo un caffè e ho involontariamente assistito allo scambio di opinioni tra la proprietaria e un cliente..  la signora, l'imprenditrice, dice  [...] "Intanto sono vent'anni che lo perseguitano.. (ho dedotto che si parlava di B. a questo punto ndr) l'unico che ha sempre lavorato nella sua vita... E poi, lo vogliono condannare (a condanna avvenuta da più di un mese ndr) perché non ha pagato le tasse..  ma se con i nostri soldi poi si comprano le barche e ci vanno in vacanza!" [...]
E, prevedibilmente, dalla prossima settimana la signora aggiungerà in coda alla sua litania "e/o ci mantengono gli extracomunitari!" (quest'ultima asserzione è puramente potenziale - e fa riferimento all'operazione umanitaria (!) "Mare nostrum" annunciata dal nostro governo per affrontare i flussi migratori ndr - in quanto non prevedo di tornare in quel locale: il caffè non era male ma l'aria irrespirabile..)

Povero paese che affonda anche se dichiara (oggi) di voler aiutare gli altri a non affondare.

domenica, settembre 29, 2013

Questa mattina mi sono svegliato..

Questa mattina mi sono svegliato e pioveva forte..
Era ancora presto, sentivo il rumore delle gocce che cadevano e pensavo che stavano pulendo tutto..
Peccato la pioggia non riesca ad avere conseguenze anche sulla nostra scena politica, mi è venuto in mente..
Ero ancora tra il sonno e la veglia e ho immaginato una grande quantità di acqua che porta via politici delinquenti che mettono in ginocchio un paese pur di non rispettarne le leggi, politici servi che obbediscono supinamente, politici che manovrano per concedere impunità a politici delinquenti dopo essere stati inspiegabilmente (!) rieletti nella loro carica, politici demagoghi che sono solo in grado di fare comizi in piazza e approfittare della disaffezione degli italiani per la politica, politici che hanno vinto le elezioni ma che sono talmente incapaci da non essere in grado di governare o forse sono collusi anche loro con il delinquente.
Una grande cascata che portava via tutta questa sporcizia, questa morchia che intasa il funzionamento del paese pretendendo invece di tenerlo in vita, di essere l'unico mezzo per evitare che il resto del mondo perda fiducia nelle capacità della nostra nazione (!!).
Che ci restituisse un paese vivibile con cittadini partecipi e attivi, fiduciosi nel sistema e messi in condizione di vivere un'esistenza dignitosa, capaci di reagire alla perdita di valori coesivi e alla continua espansione del malaffare e della corruzione. E con un sistema educativo statale con docenti preparati, studenti motivati, strutture decenti, per un futuro fatto di una società di persone consapevoli e competenti. E con un'economia in grado di rinnovarsi non solo attraverso tagli alle spese, ma attraverso la ripresa della produzione, per ridare competitività ad un sistema drogato dagli aiuti statali e che troppo spesso ha tra i suoi imprenditori personaggi solo in grado di approfittare delle sovvenzioni o delle delocalizzazioni feroci.
Un paese normale insomma.
Poi la pioggia ha smesso di cadere e mi sono riassopito.
E al risveglio sapete già cosa ho trovato..

giovedì, agosto 22, 2013

Frantz Fanon, I dannati della terra

[...] Per il popolo il partito non è l'autorità, ma l'organismo attraverso il quale egli esercita in quanto popolo la sua autorità e la sua volontà. Meno vi sarà confusione, dualità di poteri, più il partito espleterà il suo ruolo di guida e più costituirà per il popolo la garanzia decisiva. Se il partito si confonde con il potere, allora essere militanti del partito è prendere la via più breve per giungere a fini egoistici, avere una carica nell'amministrazione, aumentare di grado, cambiare coefficiente, far carriera. [...]

Frantz Fanon, I dannati della terra  p. 122 ed. Piccola Biblioteca Einaudi

lunedì, agosto 19, 2013

b. come Gramsci?

Stupisce non abbia trovato un parallelo anche con Socrate, o magari con Ghandi, considerata la profondità del delirante "ragionamento realista".

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Pd come Mussolini: vuole far tacere l’unico avversario

La trappola di Epifani & Co.: grazia per Berlusconi in cambio della sua morte politica. Sperano di liquidare il leader condannandolo al silenzio (come il Duce fece con Gramsci)

Paolo Guzzanti - Sab, 17/08/2013 - 14:47 (sofista)

Figurarsi le urla di scherno e gli insulti se paragonassimo Berlusconi a Gramsci. Ma con calma vorrei fare un ragionamento realista su un solo punto che ci permette di mettere insieme nomi tanto distanti e antitetici quanto quelli di Gramsci e Berlusconi. Il ragionamento è questo. Il dibattito sulla condanna a Silvio Berlusconi è uscito dal seminato quando dal Pd è emersa la vera e ulteriore richiesta: che Berlusconi sia condannato a tacere, a smettere di esistere politicamente. Occorre (per il Pd) che il fondatore di Forza Italia non sia più un attore politico e meno che mai un protagonista. Tutti sanno che Berlusconi anche fuori dal Parlamento, anche se confinato ai domiciliari, è e resterebbe un leader quale che fosse il governo in carica. Con il governo Letta, senza dubbio. Con qualsiasi altro governo dopo eventuali elezioni anticipate, senza dubbio: potrebbero anche appenderlo per i pollici in una segreta del castello, ma Berlusconi sempre leader resta perché i suoi elettori e parlamentari lo considerano tale. Ricordate? Aveva cominciato Pier Luigi Bersani commentando il discorso improvvisato da Berlusconi su via del Plebiscito, ripetendo il mantra secondo cui «le sentenze vanno eseguite e rispettate». Sembrava una innocua ovvietà. Ma poi questa voglia di «esecuzione» questo «rispetto» assumevano una particolare coloritura che ha permesso di capire che Bersani chiedeva (e poi con lui chiedevano Epifani e Civati) non tanto che Berlusconi fosse nutrito a pane e acqua con un pigiama a righe e una palla di ferro al piede, ma che non parlasse più, non si esprimesse politicamente, gli fosse cucita la bocca, non potesse più usare le proprie parole per determinare il comportamento elettorale, cessasse per coercizione di essere un leader politico. È da qui che viene il nostro blasfemo confronto con Gramsci in tutt'altre condizioni e situazioni politiche (Gramsci, fondatore e segretario del Partito comunista d'Italia marcì in prigione sotto il fascismo e morì agli arresti in clinica) per un solo e determinante punto. Secondo la storiografia Benito Mussolini disse di lui: «Questo cervello deve smettere di funzionare». Non è sicuro che queste fossero le sue parole, ma la tradizione, specialmente comunista, vuole che così siano andate le cose e che Mussolini fosse talmente preoccupato dalla leadership di Antonio Gramsci da volerlo ridotto al silenzio in cella. Oggi ciò che sembra degno di vergognosa nota è questo fatto incredibile: la richiesta di esecuzione con l'ammissibilità di un eventuale provvedimento di grazia da parte del presidente Napolitano, sottoposti alla condizione che il cervello politico di Berlusconi e dunque la sua leadership, cessino di esistere finendo in un boccione di formalina. Insomma: questo cervello dovrebbe smettere di funzionare e, secondo leader di indiscusso calibro come Bersani o Civati, smettere di rompere le scatole, visto che tutti sanno che il centrodestra esiste e può di nuovo vincere soltanto se Berlusconi esiste e che il Pd, mancando di una propria leadership, può solo pregare che anche il proprio avversario perda la propria. Si tratta di una trovata di levatura morale e ideale gigantesca, come si vede, per nulla venata da viltà: si chiede insomma che un eventuale provvedimento di grazia sia subordinato. La prospettiva più ragionevole che si possa immaginare oggi è che Berlusconi sconti quel che ha da scontare, ma che, così facendo, non cessi di essere il leader politico del centrodestra, l'uomo cui bisognerà necessariamente chiedere l'opinione e persino il necessario consenso per far vivere un governo o per farne nascere uno nuovo. E questo non per arroganza, ma per un fatto di natura oggettiva, concreta: la libera scelta dei suoi elettori e dei membri del suo partito. Non c'è proprio bisogno di tirare per la giacchetta il presidente della Repubblica dicendoci sicuri che Giorgio Napolitano abbia perfettamente chiari i termini della questione: la condanna definitiva del primo agosto non può in alcun modo comportare la liquidazione fisica di un pensiero politico e del cervello che ne è portatore, anche se la sua sparizione renderebbe la vita facile a un partito senza più né capo né coda come il Pd.

dal sito web de "il giornale" del 17 Agosto *

mercoledì, agosto 07, 2013

Questo è ancora più vergognoso dell'altro caso

[...]  «Ma non ti sembra» dissi «che ce ne sia una ancora più vergognosa - quando uno non solo passa gran parte della vita nei tribunali a difendersi o ad accusare, ma è così volgare da indursi a menar vanto per il fatto stesso di essere abile nel commettere ingiustizia e insieme capace di compier ogni schivata, di trovare ogni via d'uscita, di piegarsi sottraendosi ad ogni presa, in modo da sfuggire la giustizia, e tutto questo per scopi meschini e indegni, senza mai capire quanto più bello e migliore sia l'organizzare la propria vita così da non aver affatto bisogno di un giudice sonnacchioso?»
«Ma no» disse « questo è ancora più vergognoso dell'altro caso.» [...]

da la Repubblica di Platone libro III 405c ed BUR

domenica, agosto 04, 2013

Pregiudicato

Il 1 agosto 2013 una delle più oscure figure del notabilato italiano è stato condannato per frode fiscale, dopo che negli anni aveva, attraverso svariati espedienti, evitato le condanne per molti altri reati.
Lascia come al solito stupiti la serie di dichiarazioni di chi, invece di ammettere la colpevolezza di un soggetto che è stato giudicato tre volte colpevole, pretenderebbe che il verdetto fosse il risultato di un accanimento nei confronti di un personaggio che, ad una analisi razionale, non avrebbe nessun motivo per essere  giustificato.
Ma lascia ancora più esterrefatti l'arroganza con cui il pregiudicato e la sua azienda politica si sentano autorizzati a chiedere grazie, salvacondotti o altri trattamenti privilegiati per non scontare la pena inflitta, ed è di ieri l'allucinante dichiarazione di un soggetto politico fedelissimo del pregiudicato che vaneggia di guerre civili in caso venga fatta rispettare la sentenza della Magistratura.
Anche molta della parte politica che non risulta affiliata nelle schiere del partito-azienda sembra dare all'accaduto poco del risalto che meriterebbe, forse troppo preoccupata a negoziare nuovi scenari all'ombra della chimerica - e non democratica perché imposta dall'alto - stabilità, a conferma della distopicità della realtà politica italiana.
Dobbiamo alla Magistratura, a conferma dell'importanza e della validità del principio democratico della separazione dei poteri, e nonostante i molteplici tentativi di delegittimazione che ha dovuto subire negli anni, il segnale forte e indispensabile ad un paese che non riesce, a livello politico, a organizzare una reazione a due decenni di abusi e di pericolose connivenze.
La legge è uguale per tutti.
La democrazia è fatta di procedure da rispettare e, a questo punto, neanche le più bieche manovre di partito potranno evitare un cambiamento.

mercoledì, luglio 31, 2013

Liberazione

Domani, dopo la falsa testimonianza sulla P2 (amnistiata), le tangenti a Craxi (cadute in prescrizione), svariati falsi in bilancio (reato depenalizzato da lui), la corruzione giudiziaria (prescritta sia per la faccenda della Mondadori a De Benedetti sia per le mazzette a Mills), le sentenze sulle tangenti alla Guardia di Finanza (i suoi manager pagavano i militari con soldi suoi perché non mettessero il becco nei libri contabili delle sue aziende, ma a sua insaputa), e anche dopo Dell’Utri e i mafiosi stragisti, che dipingono B. come un vecchio amico dei boss, dovrebbe arrivare la sentenza definitiva dalla Corte di Cassazione, che ricordo non entra nel merito della decisione dei giudici dei due gradi precedenti ma è il giudice di legittimità delle sentenze emesse dalla magistratura in Italia, per l'affare Mediaset e l'accusa di frode fiscale ai vertici dell'azienda.

Chissà come sarà il Parlamento senza il cittadino B., dopo vent'anni.


il link per la definizione dell'attività della Corte Suprema di Cassazione da Wikipedia on line *

martedì, luglio 23, 2013

Lei non può.

Bertinotti scrive a Napolitano: 'Lei non può sospendere la democrazia'


napolitano bertinotti Sul Corriere della Sera di oggi, martedì 23 luglio 2013, Fausto Bertinotti ha scritto una lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, criticando le scelte del Quirinale e esortandolo a rispettare la democrazia, sospesa oggi dallo stato di eccezione. Ne pubblichiamo il testo.

 
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Signor Presidente,
Lei non può. Lei non può congelare d’autorità una delle possibili soluzioni al problema del governo del Paese, quella in atto, come se fosse l’unica possibile, come se fosse prescritta da una volontà superiore o come se fosse oggettivata dalla realtà storica. Lei non può, perché altrimenti la democrazia verrebbe sospesa. Lei non può trasformare una Sua, e di altri, previsione sui processi economici in un impedimento alla libera dialettica democratica. I processi economici, in democrazia, dovrebbero poter essere influenzati dalla politica, dunque dovrebbero essere variabili dipendenti, non indipendenti. Lei non può, perché altrimenti la democrazia sarebbe sospesa. Sia che si sostenga che viviamo in regimi pienamente democratici, sia che si sostenga, come fa ormai tanta parte della letteratura politica, che siamo entrati, in Europa, in un tempo post-democratico, quello della rivincita delle élites, Lei non può. Nel primo caso, perché l’impedimento sarebbe lesivo di uno dei cardini della democrazia rappresentativa cioè della possibilità, in ogni momento, di dare vita ad un’alternativa di governo, in caso di crisi, anche con il ricorso al voto popolare. Nel secondo caso, che a me pare quello dell’attuale realtà europea, perché rappresenterebbe un potente consolidamento del regime a-democratico in corso di costruzione.
C’è nella realtà politico-istituzionale del Paese una schizofrenia pericolosa; da un lato, si cantano le lodi della Costituzione repubblicana, dall’altro, essa viene divorata ogni giorno dalla costituzione materiale. La prima, come Lei mi insegna, innalza il Parlamento ad un ruolo centrale nella nostra democrazia rappresentativa, la seconda assolutizza la governabilità fino a renderlo da essa dipendente. Quando gli chiede di sostenere il governo perché la sua caduta porterebbe a danni irreparabili, Ella contribuisce alla costruzione dell’edificio oligarchico promosso da questa costituzione materiale.
Nel regime democratico ogni previsione politica è opinabile perché parte essa stessa di un progetto e di un programma che sono necessariamente di parte; lo stesso presunto interesse generale non si sottrae alla diversità delle sue possibili interpretazioni. Ma, se mi permette, Signor Presidente, c’è una ragione assai più grande per cui Lei non può. La nostra Costituzione è, come sappiamo, una costituzione programmatica. Norberto Bobbio diceva che in essa la democrazia è inseparabile dall’eguaglianza, come testimonia il suo articolo 3. Ma essa, rifiutando un’opzione finalistica nella definizione della società futura, risulta aperta a modelli economico-sociali diversi e a quelli dove sarà condotta da quella che Dossetti chiamava la democrazia integrale e Togliatti la democrazia progressiva. Quando Lei allude ai possibili danni irreparabili per il Paese, lo può fare solo perché considera ineluttabili le politiche economiche e sociali imperanti nell’Europa reale, le politiche di austerità. Ha poca importanza, nell’economia di questo ragionamento, la mia radicale avversione a queste politiche che considero concausa del massacro sociale in atto. Quel che vorrei proporLe è che nella politica e in democrazia si possa manifestare un’altra e diversa idea di società rispetto a quella in atto e che la Costituzione repubblicana garantisce che essa possa essere praticata e perseguita. Il capitalismo finanziario globale non può essere imposto come naturale, né la messa in discussione del suo paradigma può essere impedito in democrazia, quali che siano i passaggi di crisi e di instabilità a cui essa possa dar luogo. O le rivoluzioni democratiche possono essere possibili solo altrove? No, la Carta fondamentale garantisce che, nel rispetto della democrazia e nel rifiuto della violenza, possa essere intrapresa anche da noi.
C’è già un vincolo esterno, quello dell’Europa reale, che limita la nostra sovranità, non può esserci anche un vincolo esterno alla dialettica politica costituita dall’autorità del Presidente della Repubblica. Lei non può, Signor Presidente. Mi sono permesso di indirizzarLe questa lettera aperta perché so che la lunga consuetudine e l’affettuoso rispetto che ho sempre nutrito per la Sua persona mi mettono al riparo da qualsiasi malevola interpretazione e la mia attuale lontananza dai luoghi della decisione politica non consentono di pensare ad una qualche strumentalità. E’, la mia, soltanto, l’invocazione di un cittadino, anche se ho ragione di ritenere che essa non sia unica.
Mi creda, con tutta cordialità,

Fausto Bertinotti

da IlCorsaro on line *

lunedì, luglio 22, 2013

Democrazia

La democrazia per esistere deve garantire il rispetto delle procedure - insieme con il suffragio universale, l'offerta multipla e la garanzia dei diritti inviolabili - , deve basarsi su deliberazioni (dal latino deliberare, da libra cioè "bilancia", azione che consiste nella discussione, nella ponderazione dei pro e dei contro, nella dialettica, nel discorso) e avere come fine ultimo il bene comune.
Nonostante l'agomento non sia di pubblico dominio, e non venga trattato dai media - di cui non possiamo che ricordare la totale parzialità nel riportare le notizie a causa di un conflitto di interessi mai risolto e continuamente ignorato da ogni forza politica, accettato come inesorabile -  nel nostro paese questo tipo di forma di governo sembra sempre più in pericolo.
Il governo di scopo, che unisce in una unica coalizione (che ricorda molto il partito unico di un altro ventennio) forze di governo che nella loro intrinseca natura sono caratterizzate da concezioni politiche assolutamente divergenti, annulla il concetto di offerta multipla e comunque non riesce a produrre risultati altri che aumenti di tasse o di spese militari e invece del confronto nato dalla discussione riduce il suo esistere ad una sopravvivenza fatta di ricatti e vergognose imposizioni da una parte e aberranti giustificazioni e accettazioni di tali ricatti dall'altra.
E assistiamo allibiti ad una Presidenza della Repubblica che, invece di limitarsi a essere organo istituzionale di garanzia e indirizzo come previsto nella nostra Costituzione, impone de facto continuità governative agendo come se la nostra non fosse una Repubblica parlamentare.
Questa classe politica prepotente, auto nominata, spesso poco incline a sottostare alle leggi - e che quando è condannata grida allo scandalo, quasi alla lesa maestà -, collusa quando non parte integrante del potere economico, sorda o pronta a ordinare alle forze dell'ordine di ridurre al silenzio qualunque richiesta, anche la più condivisa e legittima, da parte dei cittadini, risulta molto lontana dai principi fondanti della Repubblica.
Difficile individuare in questo triste e confuso dramma che è la nostra realtà politica gli elementi che richiamano ai valori della democrazia.


mercoledì, luglio 17, 2013

Italia 2013 : "governare"

No a sfiducia Alfano.
No a dimissioni Calderoli.
No a condanna Berlusconi.

Questo è il significato di "governare" nel 2013 in Italia.

martedì, luglio 16, 2013

Italia 2013, luglio aggiornamenti

il ministro dell'Interno Alfano:“Sono qui per riferire di una vicenda di cui non ero stato informato”.

D’Alema: ‘Se non hanno avvertito Alfano, non è colpa sua non sapere’.

Roberto Maroni, oggi scappa: “I razzisti siete voi”.


da ilfattoquotidiano on line  Alfano *  D'Alema *  Maroni *

domenica, luglio 14, 2013

Italia 2013, luglio

questa estate italiana non finisce di stupire.

va già bene che sono rimasto a casa per seguire gli sviluppi.. 

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Enrico Bondi: “I tumori? Macché Ilva, la colpa è di tabacco e alcol”

Calderoli: “Quando vedo la Kyenge penso ad un orango”

Caso Kazakistan, ombre su Alfano. Gli uomini del ministro sapevano del blitz.


da ilfattoquotidiano on line  Ilva *  Kyenge *  Kazakistan *

mercoledì, luglio 10, 2013

Mediaset, il Pdl blocca il Parlamento.

Pdl: "Moratoria o cade il governo".

Epifani: "Destra irresponsabile".


"Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di province, ma bordello!


Dante Purgatorio VI

venerdì, luglio 05, 2013

F35 e Costituzione

Il Presidente della Repubblica, ricordo ai lettori meno attenti,

[...] è il capo dello Stato italiano e rappresenta l'unità nazionale, come stabilito dalla Costituzione italiana entrata in vigore il 1º gennaio 1948. Il presidente della Repubblica è un organo costituzionale eletto dal Parlamento in seduta comune, integrato da rappresentanti delle regioni (tre per ognuna, ad eccezione della Valle d'Aosta, che ne ha uno solo, per un totale di 58) e dura in carica per sette anni.
[...]

inoltre mi sembra il caso di riportare l'articolo 11 della Costituzione della Repubblica Italiana che recita quanto segue:

L'Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.


alla luce di quanto sopra, lascio ai lettori ogni commento sulle dichiarazioni che seguono.

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Napolitano: il Parlamento non può porre veti all'Esecutivo.
Consiglio di difesa: sugli F35 decide il Governo

«La facoltà di sindacato delle commissioni parlamentari «non può tradursi in un diritto di veto su decisioni operative e provvedimenti tecnici che, per loro natura, rientrano tra le responsabilità costituzionali dell'esecutivo». È quanto si legge in una nota diffusa dal Quirinale al termine della riunione del Consiglio supremo di Difesa presieduto da Giorgio Napolitano. [...]


da il Sole24ore on line *

domenica, giugno 30, 2013

Senza commettere l'errore di confondere il piano giudiziario con quello politico?

Il Partito Democratico sul suo sito ha comunicato che "prende atto della sentenza e la rispetta ma senza commettere l'errore di confondere il piano giudiziario con quello politico", in relazione alla condanna per concussione per costrizione e all'interdizione perpetua dai pubblici uffici per il leader del PdL.
Come se i due piani non facessero entrambi parte della stessa struttura che si presuppone organica alla funzionalità dello Stato.
E il presidente del forum Giustizia del PD in aggiunta dichiara "La sentenza di oggi non può e non deve incidere sulla prosecuzione dell'azione di governo."
Mentre il segretario del PD afferma in un'intervista che eventuali dimissioni del leader del PdL "sono un problema che riguarda il suo rapporto con gli elettori: noi rispettiamo quello che decide".
Il governo di scopo - anche se ancora non sappiamo bene quale sia - non permette neanche ad una condanna in tribunale del rappresentante di uno dei partiti che lo sostiene di ostacolare la sua azione.
Una condanna - solo l'ultima delle raccolte, per ora - che in qualunque paese democratico del mondo comporterebbe le dimissioni del colpevole dalla carica pubblica che ricopre.
Fatto che, trattandosi di un partito-azienda e venendo a mancare il padrone della suddetta, avrebbe come conseguenza le dimissioni, più volte minacciate in questi mesi, degli appartenenti al PdL e la caduta del governo.
E, forse, la creazione di una nuova coalizione di governo.
O nuove elezioni.
Ma non in Italia.
Con la scusa di dare continuità ad un governo che esiste esclusivamente per manifesta incapacità dell'intera classe politica, che così comportandosi ricorda molto più da vicino una oligarchia di una democrazia, si continua.
Si continua perchè al centro sinistra la (s)compagine non riesce a esprimere una leadership capace di amalgamare le diverse anime del partito compattandosi in modo da avere una reale azione di governo. (e il futuro, il ricambio generazionale, per la sinistra non promette niente di buono).
E perchè il centro destra vive esclusivamente per il suo padre-padrone, unico e indiscusso decisore delle sorti del partito i cui componenti sono pronti a qualunque manifestazione pur di difendere il comportamento del loro paladino, sempre più spesso fino a sfiorare il ridicolo. (in questo caso il futuro risulterebbe nella trasmissione ereditaria del potere, che riporta a logiche da chefferies più che da paese democratico).
La terza compagine, che intendeva rinnovare la vecchia politica, per ora sembra ancora stentare a trovare un equilibrio e quindi non può essere considerata alternativa valida.

Mi sembra inoltre importante evidenziare il fatto che, come ho riportato prima, il segretario del PD deleghi agli elettori del PdL il problema del rapporto con i problemi giudiziari del suo capo, rispettandone le decisioni.
Risulta difficile comprendere allora perchè anche i politici del centro sinistra non  rispettino in questo caso le decisioni dei loro elettori, terminando il rapporto sinceramente inammissibile con il PdL e il suo leader, invece di continuare a giustificarlo.

il sito del Partito Democratico on line in merito alla condanna *

domenica, giugno 23, 2013

Italia 2013 - aggiornamenti

Sembra che la coalizione trasversale di governo stia cominciando a produrre dei risultati in base alle priorità che ritiene più importanti nell'interesse del Paese.
Per quanto riguarda il prestigio internazionale abbiamo avuto la fortuna di vedere il Ministro Kyenge sulla prima pagina dei giornali di tutto il mondo grazie alle parole di denigrazione che hanno accolto la sua nomina da parte di molti colleghi politici - alcune hanno anche rincarato la dose nella "democraticissima" e "illuminata" padania lamentando il fatto che nessuno l'avesse ancora violentata.
Abbiamo poi avuto l'onore di vedere un altro Ministro della Repubblica apostrofata come "puttana", per inadempienze amministrative (di questo per fortuna la stampa estera non si è occupata, conscia del livello del milieu politico nazionale, probabilmente).

Per quanto riguarda il fronte interno, abbiamo avuto modo di renderci conto che la precedenza su tutto sia stata accordata a giustificare l'ennesimo coup de théâtre all'italiana - organizzare un lasciapassare che eviti l'interdizione dai pubblici uffici o, alla peggio, non faccia correre il rischio di passare giorni in galera a qualche illustre personaggio - impresa che sembra richiedere l'utilizzo di strategie in grado di operare a 360 gradi per riuscire ad avere successo.
Infatti abbiamo visto il capo del PdL avvicinarsi pericolosamente ai "comunisti" oltre che ad esponenti del sindacato, e contemporaneamente chiedere - probabilmente per assecondare i più facinorosi tra i suoi seguaci - lo sfondamento del patto UE, salvo poi smentire. Mentre il suo eterno delfino e alcuni dei suoi fedelissimi rilasciano dichiarazioni secondo le quali se non si seguono le indicazioni del centro destra, se il loro capo fosse condannato, se la Consulta non si comporta come vogliono loro ecc il governo è destinato a cadere. 
E abbiamo visto, subito dopo, il nuovo segretario del PD, dichiarare che "Far cadere il governo ora sarebbe da irresponsabili".
E abbiamo visto come i media di regime, attraverso la realizzazione di un "programma" come "La guerra dei vent'anni. Ruby ultimo atto", che poteva esser prodotto solo nell'Italia del 2013 o in un paese con un governo dittatoriale, abbiano cercato di influenzare l'opinione pubblica con la ricostruzione a puro scopo propagandistico di un processo con l'unico intento di proteggere gli interessi particolarissimi dell'imputato del caso.
E abbiamo visto la bozza del decreto preparato per la nuova legge "svuota carceri" che sembra confezionata per i più abbienti, over 70, che dovrebbe essere votata a breve.

Anche l'opposizione ha avuto modo di distinguersi: all'interno di un'operazione volta a salvaguardare il pluralismo democratico, abbiamo assistito, da parte del movimento che si dichiara alternativo alla vecchia classe politica, all'epurazione di un, per ora, esponente rea di aver criticato il portavoce del movimento. 


dal NYTimes on line  sul Ministro Kyenge *

da l'Unità on line sul governo *

da il Fattoquotidiano on line su il processo Ruby *

da il Fattoquotidiano on line su la "svuota carceri" *

venerdì, giugno 07, 2013

Revisone della Costituzione : articolo 138

ho cercato invano menzione di una Convenzione nelle leggi presenti in Costituzione relative alla revisione costituzionale..

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Costituzione della Repubblica Italiana, Art. 138

Le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione [cfr. art. 72 c.4].
Le leggi stesse sono sottoposte a referendum popolare [cfr. art. 87 c.6] quando, entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali. La legge sottoposta a referendum non è promulgata [cfr. artt. 73 c.1, 87 c.5 ], se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.
Non si fa luogo a referendum se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza di due terzi dei suoi componenti.

dal sito del Senato della Repubblica Italiana *
Stefano Rodotà sul sito di Libertà e giustizia *

domenica, giugno 02, 2013

Italia 2013

il Consiglio dei Ministri di questa maggioranza allargata, testimonianza di una grave incapacità da parte dei partiti di raggiungere dei risultati attraverso normali procedure democratiche, ha votato per approvare l'abolizione del finanziamento pubblico dei partiti. Rispondere alla voglia di cambiamento dei cittadini preferendo questa soluzione per diminuire le spese della politica non sembra una soluzione molto logica. In un paese come il nostro, sempre che questa riforma si concretizzi e non faccia la fine che ha fatto l'abolizione avvenuta già dopo il referendum del 1993 che ha trasformato il finanziamento in rimborsi senza sostanzialmente modificare nulla, può avere risultati disastrosi. Sembra una riforma pensata per consentire solo ai più ricchi di fare politica. Inutile specificare chi approfitterebbe della situazione e che i macropotentati economici andrebbero a finanziare i partiti politici che garantirebbero di curare i loro interessi. Sarebbe ritornare alla condizione pre Rivoluzione Francese dove solo i nobili (che detenevano il potere economico) potevano far parte della classe politica. In Europa saremmo gli unici a farlo: Francia, Gran Bretagna, Germania e Spagna hanno diverse forme di finanziamento, tendenzialmente pubblico e l'apporto dei privati è regolamentato e ha chiari limiti prestabiliti. Negli Stati Uniti, una nazione a cui si fa spesso riferimento, la partecipazione politica e il sistema stesso sono molto diversi da quelli presenti nel nostro paese, e in Europa in generale, e comunque i problemi per il finanziamento della politica, con la conseguente attività di lobbying, influenza in modo molto profondo la vita democratica statunitense - e lo stiamo vedendo con l'enorme difficoltà che incontra la riforma per il possesso delle armi da fuoco -  e una comparazione in questo caso è da considerare o un puro esercizio di stile o una prospettiva non rosea per il futuro della democrazia in Italia. La grave disaffezione per la politica nel nostro paese, come dimostrano le ultime elezioni nazionali, ad esempio, qualora si realizzasse un finanziamento principalmente basato sulle offerte dei privati, rischierebbe di compromettere l'esistenza stessa di molti dei partiti presenti in Parlamento oggi. E questo non è un passo verso il bipartitismo - altro tentativo di clonazione di qualche anno addietro del sistema anglosassone/americano che ha avuto scarsissimo esito -  ma una grave menomazione della rappresentanza democratica, secondo chi scrive. Porre un tetto alle spese, diminuire il numero e la remunerazione dei politici, inasprire le pene per chi commette reati inerenti la gestione della cosa pubblica, aumentare i controlli avrebbe sicuramente comportato una diminuzione generale del fenomeno della malapolitica e del, pare, patologico incremento dei reati e delle uscite. Ma sarebbe stato meno demagogico.

Il Presidente del Consiglio ci promette anche una riforma costituzionale che trasformerà il paese in una repubblica presidenziale. Ho già commentato in passato questa scelta e non vorrei ripetermi ma non mi sembra questa sia una priorità per il paese. Inoltre, così come avviene in Francia, rischierebbe di creare governi che non hanno controparte, fatto che in un paese come il nostro non può che spaventare. Senza andare troppo indietro nel tempo abbiamo avuto governi che, se non ci fossero state pur risicate controparti, avrebbero volentieri stravolto il concetto di democrazia. Purtroppo si continua a far credere che una struttura comporti migliori risultati rispetto ad un altra senza arrendersi all'evidenza che i veri protagonisti della politica sono il cittadino e il suo coinvolgimento nella cosa pubblica. Ma l'idea di responsabilizzare i cittadini dando loro la possibilità di avere reale consapevolezza del ruolo che dovrebbero avere, insomma accettare che 


"[...] La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione."

potrebbe comportare l'ammissione di forti responsabilità per la grave situazione in cui ci troviamo e l'inversione di un trend consolidato del concetto di esercizio del potere.  
E questa soluzione preoccupa la nostra classe politica.

domenica, maggio 19, 2013

Casta

In questi giorni alcuni costituzionalisti di valore hanno lanciato l'allarme in merito alla volontà di questa "maggioranza allargata" (che sembra rientrare perfettamente anche nella definizione di oligarchia, negazione della democrazia) di modificare la Costituzione attraverso lo strumento della Convenzione. Lo scopo è il passaggio al presidenzialismo che dovrebbe, nelle parole dei pochi che lo vogliono, garantire stabilità. 
Purtroppo la formazione di questa commissione non assicura il rispetto delle procedure e della preservazione dal rischio di trasformazioni "materiali" attraverso l'impiego di una commissione di esperti esterni al Parlamento, per svariati motivi.
Intanto perchè la nomina degli esperti sarebbe da affidare a questo governo di larghe intese che non sembra in grado di garantire affidabilità e tanto meno imparzialità nella scelta. 
Inoltre questa commissione avrà solo cento giorni per elaborare opzioni di idee da consegnare ai presidenti del Parlamento perché possano essere base di lavoro o essere utilizzate dalla Convezione.
Infine perchè la votazione delle Camere avverrà con voto bloccato, senza la possibilità di apportare modifiche.


Intanto ieri centomila persone hanno partecipato alla manifestazione della Fiom a Roma. L'obbiettivo della protesta era la richiesta di dare priorità all'occupazione, che è una realtà scomparsa dal dibattito politico, rispetto a manovre di facciata e con il chiaro intento propagandistico (gli sforzi atti solo al restituire, rimandare, abolire una tassa in un periodo come quello che sta vivendo il nostro paese e l'economia in generale sono un chiarissimo segnale di miopia o, peggio, manifesta ottusità). 
Piccolo particolare che vorrei evidenziare: il "partito" che si riconosceva con la "sinistra" non ha partecipato alla manifestazione.
In un paese che richiede a gran voce riforme del lavoro (non nel senso seguito finora e cioè a continuo scapito dei lavoratori), certezza riguardo le garanzie democratiche come giustizia sociale, rispetto dei diritti acquisiti e legalità, la priorità è data a riforme costituzionali affidate a "padri costituenti" a cui nessuno ha dato mandato.
E nonostante le ultime consultazioni elettorali abbiano dimostrato in maniera evidente la richiesta di una grande parte della popolazione di cambiamenti nella classe politica prima che dalla classe politica.
Che continua invece ad agire come una entità indipendente, sorda alle domande di ricambio, concentrandosi su manovre strutturali alla conservazione dei privilegi della casta.

Fiom in piazza a Roma da Rainews * on line

sabato, aprile 27, 2013

Governo di larghe intese?

In queste ore si stanno decidendo le spartizioni del bottino elettorale.
Il Partito Democratico, il partito con più voti nelle ultime elezioni, lo ricordo a tutti i lettori, finalmente libero da legami con la sinistra - intesa ormai esclusivamente come figura retorica esistente nell'immaginario collettivo - organizza con la destra, nemica fino a due giorni prima delle elezioni, la divisione dei poteri.
Più danno di così gli sciagurati non potevano fare.
Hanno rieletto un Presidente che ha fatto rimpiangere ogni suo predecessore e lo hanno chiamato salvatore della patria.
Hanno rinunciato a priori all'unica proposta disponibile per tentare un vero rinnovamento della realtà politica con la scusa di non potersi fidare del M5S, preferendogli come alternativa quel soggetto affidabilissimo, sempre in attesa di giudizio, che tutti sappiamo.
Inoltre, non hanno ancora finito di realizzare il "nuovo" governo con figure che in altri paesi democratici sarebbero state escluse dai pubblici uffici da anni o eliminate dai ranghi di partito da decenni, e già, incredibilmente, nei talk show serali spuntano nuovi eredi, nuove figure pronte a prendere il posto di chi ha appena organizzato questo garbuglio (e chi si propone come sostituto non critica neanche quanto sta succedendo, si preoccupa esclusivamente di proprorre una nuova immagine, un nuovo pretesto per farsi eleggere).

Ora avremo un governo che permetterà al Caimano di organizzarsi una tranquilla vecchiaia, con il suo quasi vice agli Interni, altri azzeccagarbugli del suo seguito nei posti chiave, e il concetto di bene comune reinventato e "ad personamizzato".
E un paese sempre più obsolescente, in ritardo, escluso, con una buona parte dell'elettorato deluso dalla situazione politica, con la crescente consapevolezza che la speranza di far parte di una comunità di persone eguali e libere sia solo un sogno o, nella migliore delle ipotesi, un vago ricordo.

Complimenti a tutti.

sabato, aprile 20, 2013

Napolitano II: il coma pilotato.

In questi giorni abbiamo assistito pressoché impotenti ad una delle peggiori manifestazioni della partitocrazia.
Il PD ha sbagliato tutto quello che poteva sbagliare, con una neanche tanto segreta speranza di implodere prima delle prossime elezioni (il segretario e la presidente dell'assemblea hanno già dato le dimissioni infatti): si sono alleati con il centro destra invece di cercare un possibile accordo per le riforme e hanno risposto, anche dopo le pressioni dei cittadini in favore di un Presidente laico, preparato, di sinistra, "ma questi (noi) cosa vogliono?".
il M5S che aveva proposto Rodotà non ha trovato all'interno di Montecitorio abbastanza adesioni. Nonostante avesse promesso accordi per la formazione di un governo dopo l'elezione del Presidente della Repubblica.
il PdL non ha avanzato proposte accettabili ma senza dubbio, in base ad accordi non resi pubblici, appoggiava candidature portate avanti da altri.

Adesso abbiamo una rielezione, fatto senza precedenti nella storia del paese, di un nuovo/vecchio Presidente che si era dimostrato esausto già alla fine dello scorso mandato, un fragilissimo accordo per le larghe intese tra partiti che sono assolutamente autoreferenziali e una flebilissima rappresentanza degli interessi dei cittadini.

Qualcuno, in una trasmissione televisiva che va in onda il giovedì sera su La7, di recente ha ripercorso la storia del Partito Democratico e palesato un dubbio atroce: "Ma al PD sono 20 anni che sbagliano o 20 anni che sono d'accordo con Berlusconi?".
Alla luce degli avvenimenti la seconda ipotesi potrebbe rivelarsi esatta.
Ci si augura, in vista della presumibile estinzione alle prossime elezioni, abbiano provveduto per tempo a farsi assegnare una dépendance ad Antigua.

domenica, aprile 14, 2013

Utopico. Possibile?

Sto seguendo la Biennale Democrazia a Torino. 
Conforta e stupisce scoprire che una parte del Paese delibera e progetta un futuro diverso. Utopico. Possibile? - come titola questa edizione della manifestazione.
Una grande scuola per la democrazia, molto seguita e partecipata.
Dal provveditorato di Roma - proseguendo con la metafora scolastica - dove si dovrebbe istituzionalmente organizzare il futuro democratico del paese, non sembrano interessati a questo tipo di didattica.
Sappiamo solo che nella scuola di Piazza Montecitorio i bimbi ormai grandi invece di fare gruppo e studiare inseme pensano esclusivamente a bisticciare per chi devono essere i capiclasse e chi deve essere nominato Preside.
Nella sezione dove c'è quel ragazzo che fuma il sigaro nei bagni c'è aria di implosione.
Uno dei ripetenti, quello con i baffetti che ancora adesso influenza i programmi didattici, è venuto in visita agli ex compagni e ha passato la ricreazione con uno dei nuovi che vuole fare il capoclasse (e che aveva bisogno di spiegazioni in merito all'assegnazione dei posti per l'elezione del Preside...)
Nell'altra sezione c'è il solito prepotente che urla a destra e a sinistra che il Preside deve eleggerlo lui e i giornalini di classe - quasi fossero tutti suoi - riportano qualunque bisbiglio della sua gita a Bari.
Nell'ultima sezione i bimbi ormai grandi sono disorientati. Gli avevano detto "fate i capricci così per farci contenti ci danno una classe tutta per noi". E così sono riusciti a ottenere la classe. Ora però non sanno come organizzarsi. Chiedono - anzi pretendono -  la creazione delle Commissioni del Consiglio di Istituto e pur dichiarandosi maggioranza nella scuola, vogliono essere nominati presidenti delle Commissioni destinate da sempre alla minoranza. 

Disorientati e disinformati. 
Ieri hanno fatto un sondaggio con i computer a disposizione ma poi al capoclasse non sono piaciuti i risultati - o forse i bimbi che hanno giocato erano troppo pochi - e il sondaggio è stato cancellato, nonostante l'e-democracy fosse nel loro programma didattico fin dall'inizio dell'anno scolastico.

L'anno scolastico continua.
E il Preside ancora non sappiamo chi sarà.
Speriamo che la scuola non sia costretta a chiudere.

mercoledì, aprile 03, 2013

Finanziamento pubblico dei partiti

C'è una questione che mi sfugge..
Si tratta del finanziamento pubblico dei partiti.
La ratio per questa procedura è evitare che gli interessi dei finanziatori dei partiti, durante le loro campagne elettorali e non, possano influenzare l'agire dei politici.
Il concetto è condivisibile.
A parte che, anche in questo caso, avevamo fatto un referendum per abolirlo e i nostri politici hanno subito trovato il modo di etichettarlo "rimborso" e non è cambiato nulla..

Adesso sembra che la prima necessità sia abrogare le legge che lo prevede.
Non sarebbe molto più intelligente controllare come questi soldi vengono spesi invece di lasciare che le grandi corporazioni e gli interessi economici possano accampare diritti sulle leggi proposte in Parlamento, fatto che avviene regolarmente in tutti gli Stati che non prevedono tale procedura?

Sono state le dichiarazioni di Matteo Renzi, che inspiegabilmente ha dei finanziatori nonostante il finanziamento pubblico, a farmi riflettere sulla questione. 


da L'Unità on line  *

sabato, marzo 30, 2013

Parallelismi


Sul blog di Beppe Grillo gli "eletti" (intesi coloro i quali fanno parte della schiera dei grillini abilitati alla votazione) possono già da sabato scorso votare per decidere chi candidare alla Presidenza della Repubblica. Quindi, in un momento in cui la ragione consiglierebbe di considerare la formazione di un governo il problema da risolvere in modo più immediato, in quanto potrebbe apportare le riforme che lo stesso Movimento ha usato come elementi alla base del suo agire durante le elezioni e fin dalla sua fondazione, si pensa alla più alta carica dello Stato. Scelta discutibile e comunque indicativa di una discrepanza tra il dire e il fare del Movimento. Sarà (o sarebbe) interessante sapere quanti degli "eletti" hanno un computer e quanti hanno preso parte alla votazione. E magari scoprire il motivo per cui questa procedura non è stata attuata in precedenza per altre questioni. E anche quanti dei votanti hanno deciso liberamente, senza condizionamenti dall'alto. L'etero-direzione pare infatti una caratteristica della fazione se pensiamo a quanto accaduto con i Parlamentari del M5S fino ad oggi. 

In settimana si è scoperto che uno dei deus ex machina del Movimento aveva partecipato ad altre elezioni in precedenza nelle file di Forza Italia. Fatto che in un paese come il nostro non può che preoccupare.

Ieri Grillo ha dichiarato che avrebbe potuto godersi i suoi soldi guadagnati con 41 anni di lavoro invece di entrare in politica. Un altro personaggio del panorama politico italiano aveva fatto dichiarazioni dello stesso tenore.

Speriamo non proponga di pagare di tasca sua l'IMU, alle prossime elezioni.

domenica, marzo 24, 2013

Continuità a istituzioni democratiche

Il presidente Napolitano auspica che i politici riescano a trovare un equilibrio per gestire la cosa pubblica.
L'incarico di formare un governo è stato affidato a Bersani, il cui partito si è finalmente accorto di essere stato il più votato nelle ultime elezioni.
Le opzioni possibili sono però difficili da conciliare. Il M5S al momento non ha ancora presentato un programma organico e comunque continua a preferire l'imposizione di diktat alla deliberazione. Il PdL vuole nuove elezioni (almeno oggi) e riscopre improvvisamente il bisogno di garanzie democratiche che quando era al potere aveva dimenticato, come sua abitudine fare da anni in caso di necessità. La richiesta di equità nella distribuzione delle cariche istituzionali è veramente fantasiosa: è stato proprio sotto il governo Berlusconi che la consuetudine di lasciare la presidenza della Camera e del Senato all'opposizione è stata infranta. Ma ora reclama addirittura di avere diritto al Quirinale. O sarà un golpe (?). La Lega farà come gli viene ordinato, come al solito. E Monti non è in grado di condizionare alcuna coalizione.
L'evidenza spinge dunque a credere che il bene di tutti di cui parla il Presidente della Repubblica non sia una priorità per molti.
La condizione nella quale ha vissuto la penisola negli ultimi decenni suggerisce che molti preferiscono destinare l'utilizzo del loro intelletto a ricordare la formazione della squadra sportiva del cuore o gli accadimenti dei serials tv/talk show, come se non ci fosse un passato o un futuro. E molti credono che il loro interesse personale debba venire prima dell'interesse di tutti - etichettando la pratica come 'liberalismo' -, come se, anche facendo parte della comunità, intrinsecamente fossero convinti di essere superiori alla media e di avere diritto a privilegi.
Gestire una nazione non è cosa facile ma se mancano i valori comuni è impresa impossibile: gli atteggiamenti descritti sono tanto diffusi che le speranze di reperire principi condivisi come forza coesiva per dare continuità sono francamente scarse.


[...] "Nasce dunque la città" dissi, "io ritengo, perchè di fatto ciascuno di noi non è autosufficiente, ma è carente di molte cose. O pensi che ci sia qualche altro punto di inizio della fondazione della città?"
"Nessun altro" disse.
"Non accade dunque che un uomo se ne associ un altro in ordine a un bisogno, e un altro ancora per un altro bisogno, e che avendone molti, molti si raccolgano in un solo insediamento formando una comunità di reciproco aiuto - e a questo insediamento comunitario abbiamo dato il nome di città. Non è così?" [...]

da “La Repubblica” di Platone (369 b)

ad maiora

domenica, marzo 17, 2013

Camera e Senato

Da ieri alla Camera siede Laura Boldrini che è stata porta voce dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati. E al Senato Pietro Grasso, magistrato per lungo tempo attivo nella lotta alla criminalità organizzata. Se consideriamo i loro predecessori non possiamo che gioire di un cambiamento così radicale e positivo. Un altro fattore che può far ben sperare è che la loro elezione è stata favorita dal voto di parte del M5S, che dimostra una certa autonomia decisionale all'interno della compagine.
Sarebbe stato interessante, dopo tutti questi anni di proclami in cui era stata promessa la possibilità di consultare direttamente "quelli che pagano i loro dipendenti al governo", sapere che era stato sentito ex ante il parere della base degli iscritti al M5S in merito alle decisoni da prendere ma non abbiamo ancora purtroppo traccia della e-democracy - della democrazia diretta che attraverso l'uso della Rete permette di consultare senza intermediari gli elettori (almeno quelli che possono accedere ad un computer connesso e abbiano dimestichezza con il mezzo).

Intanto Grillo, riportano i giornali, dichiara "chi ha tradito si dimetta", continuando a dimostrare una scarsissima capacità di adattamento alle procedure democratiche. Qualcuno dovrebbe metterlo davanti all'evidenza che siamo, nonostante tutti i tentativi di smantellarla degli ultimi anni da parte di chi pretende di comandare invece di rappresentare, una "Repubblica democratica".

Ci riportano la notizia gli stessi giornali che ieri all'unisono, invece di evidenziare costruttivamente la capacità di una parte dei "grillini" di agire in modo indipendente, sottolineavano a gran voce la spaccatura all'interno del M5S. La patologica e perversa tendenza a spettacolarizzare le notizie e divulgare l'opinione della redazione invece di una descrizione imparziale il più possibile vicina alla verità è caratteristica di chi tratta informazione in Italia. Dopo il lungamente auspicato risanamento della classe politica, bisognerà assolutamente bonificare il devastante ambito dei media, tutti in generale, nel nostro paese. 

domenica, marzo 10, 2013

Due settimane dopo le elezioni..

Sono già passate due settimane dalle elezioni. Al momento non sembra siano stati trovati accordi di alcun tipo per la formazione di un governo. La complicata composizione del Parlamento uscita dalle urne certo non facilita molto la situazione. Abbiamo davanti tre schieramenti (una coalizione e due partiti guidati da un leader) molto distanti tra loro:
- Il Partito Democratico, oltre ad essere poco coeso, non riesce a dare dinamicità al suo operare, e neanche alla sua struttura sia in ambito gerarchico che comunicativo.
- il Movimento 5 Stelle, la nuova compagine nel panorama politico italiano, sembra non ancora preparata a fare politica (intesa come gestione della cosa pubblica nell'interesse generale) perchè appena giunta in Parlamento, e per il momento continua, attraverso i suoi portavoce, a ripetere gli slogan che hanno fatto il suo successo nelle piazze.
- Il Popolo della Libertà di Berlusconi, testimonianza di un congenito deficit cognitivo nei nostri compatrioti (almeno di quelli che hanno a cuore il futuro del paese ndr), dopo aver promesso condoni tombali e restituzioni dell'IMU per strappare voti ai più sprovveduti, ora risulta disinteressarsi alla scena politica nazionale ed è sintonizzata esclusivamente sui problemi giuridici del suo padre-padrone.
Intanto il Paese continua a vivere nell'incertezza, il resto del mondo è sempre più perplesso sulle effettive capacità dell'Italia, le agenzie di rating ci declassano (anche se sulle agenzie di rating ci sarebbe molto da dire..). Sulla stampa internazionale, dopo una serie di commenti negativi nell'immediato dei risultati delle votazioni, le indiscrezioni sul Conclave hanno preso il posto dei commenti sulla esasperante scena politica nazionale per quanto riguarda le notizie dalla penisola.
L'entrata del M5S in Parlamento, testimonianza del diffuso malcontento popolare più che nuova forza politica, costringerà i vecchi partiti a fare le riforme necessarie al Paese? Considerato che già dalla sua fondazione una delle prerogative del Movimento è lo sbarazzarsi dei vecchi partiti (inteso come di un vecchio modo di fare politica), sembra difficile prevedere accordi con il PD, l'unica altra forza in Parlamento disponibile e interessata a fare riforme. Un patto PD-PdL sarebbe il suicidio del PD e spero che qualcuno con un briciolo di buonsenso sia ancora in carica nel centro sinistra. Un altro governo tecnico potrebbe portarci alle prossime elezioni? Forse potrebbe essere una soluzione, ma chi si prende la responsabilità? E l'ostruzionismo di M5S e PdL (entrambi, per motivi diversi, prevedibilmente farebbero fronte per boicottare riforme considerate troppo blande o troppo dure, a seconda dei punti di vista ndr) permetterà di raggiungere dei risultati significativi?

aggiornamento delle 21:18

Nel pomeriggio erano circolate voci di una possibile apertura all'allenza con il PD, ma un capogruppo del M5S in serata ha dichiarato "non siamo la stampella dei democratici". Grillo ha detto "se votano la fiducia lascio la politica" (ultimatum più da capo assoluto di un manipolo di automi che da portavoce di un gruppo di individui..)

da la Repubblica * on line 

giovedì, febbraio 28, 2013

Elezioni 2013 ex post

I risultati elettorali hanno modificato il panorama politico del nostro paese. Le urne ci hanno dimostrato che una parte della popolazione è molto arrabbiata con la classe politica e chiede con forza rinnovamento e riforme. Le percentuali raggiunte dalla nuova formazione del Movimento 5 stelle fanno prevedere che bisognerà tenere conto di queste richieste. Il centro sinistra, a cui una parte della popolazione rinnova la fiducia, continua a non comprendere le logiche comunicative e non riesce a sacrificare il criterio gerarchico al risultato (inteso come interesse generale), esigenze che se soddisfatte forse avrebbero permesso di raggiungere un numero maggiore di voti. Il partito dei tecnici, moderati per definizione del suo leader, di cui l'elettorato non ha gradito le manovre di risanamento forse giudicate troppo unilaterali, non ha raggiunto il numero di voti che sperava. E il partito destituito "d'ufficio" alla fine del 2011, dato per agonizzante fino a pochi mesi fa, ha trovato sorprendentemente ancora adesioni. Nonostante il suo dirigente abbia fatto molto di quello che un uomo che rispetta la legalità non dovrebbe fare e il suo stile di vita sia degno del peggior cinepanettone, quasi uno su tre degli aventi diritto lo ha votato. Ovvero ha creduto che la magistratura lo stia perseguitando da ormai vent'anni (per motivi che vanno dall'invidia per il patrimonio accumulato all'appartenenza ad una realtà politica materialmente scomparsa da decenni). E ha creduto che avrebbe restituito i soldi delle tasse sugli immobili (e che lo ha fatto sono stati in maggioranza i più bisognosi, giustificati da un lato dall'indigenza ma che proprio perchè in tale condizione andavano tutelati e non sfruttati).

In Parlamento si comincia a parlare di ipotesi di coalizioni, ma gli equilibri si preannunciano molto difficili da gestire.
E quest'anno finisce il settennato del Presidente della Repubblica.
I paesi europei, e il mondo, ci guardano.
Alcuni non senza manifestare preoccupazione.