giovedì, agosto 23, 2012

Julian Assange

Julian Assange rimane confinato (è proprio il caso di dirlo) nell'ambasciata ecuadoregna di Londra. Il governo britannico minaccia - con una sorprendente presa di posizione che ne ha sicuramente segnato il prestigio a livello internazionale - di invadere l'ambasciata del paese sudamericano. Se Assange non viene consegnato, applicando il Diplomatic and Consular Premises Act 1987, secondo Londra gli agenti della polizia avrebbero il permesso di fare irruzione all'interno dell'ambasciata per catturare il portavoce di Wikileaks. Rimangono ad oggi incomprensibili le motivazioni per cui la Gran Bretagna si senta in diritto di non sottostare alle norme del diritto internazionale, a cui sono subordinate le normative nazionali, non accettando la decisione di un governo straniero di offrire asilo politico ad un cittadino che rischia gravi conseguenze per la sua vita per un reato, la diffusione di informazioni, non riconosciuto tale universalmente. La violazione del territorio dell'ambasciata sarebbe un atto che rischierebbe di avere gravissime conseguenze a livello diplomatico in tutto il pianeta. Un atto che andrebbe contro tutte le legislazioni internazionali relative all'abuso dei diritti civili. L'Ecuador ha concesso asilo politico ad Assange perché, qualora egli rientrasse in Svezia per essere interrogato in merito alle accuse di stupro che gli sono state mosse, le probabilità che venga in seguito estradato negli Usa, dove rischierebbe una condanna molto dura se non addirittura la pena capitale, sono alte. Intanto viene spontaneo chiedersi come mai i giudici svedesi non siano ancora andati ad interrogare il presunto colpevole a Londra. Per scoprire la veridicità delle dichiarazioni che lo accusano in una situazione come questa sarebbe il comportamento più logico e pratico. Inoltre, l'altro personaggio ritenuto responsabile della fuga di notizie, il soldato Bradley Manning, è in un carcere militare, spesso in isolamento, da un anno e mezzo. Senza essere stato processato. Non comprendere che, con un simile comportamento da parte dei suoi accusatori, Assange preferisca rimanere in un luogo sicuro, risulta difficile. Informazioni concernenti dati segretati relativi ad attività belliche americane in Afghanistan erano state pubblicate già nel 2007. In seguito erano diventati pubblici anche alcuni documenti sulla situazione all'interno del campo di prigionia di Guantanamo, senza che si scatenasse il putiferio a cui stiamo assistendo. Il sito di Wikileaks era stato anche chiuso nel febbraio del 2008 per aver rivelato notizie sul riciclaggio di denaro di dubbia provenienza da parte di una banca svizzera ma era stato riaperto nel giro di un mese. Allora come giustificare questa "caccia alle streghe" ora contro Assange, ritenuto l'unico responsabile civile della divulgazione dei documenti comprovanti gravissimi fatti che i militari americani e non solo, avrebbero preferito rimanessero nel "limbo" (ad esempio riguardo l'uccisione di civili - anche due giornalisti della Reuters.. ricorderete le immagini degli elicotteri Apache che annientano un furgone e tutto quello che gli sta intorno in un sobborgo di Baghdad - oppure riguardo all'occultamento di cadaveri di civili, all'uccisione di elementi presumibilmente appartenenti a gruppi talebani senza regolare processo sempre da parte dell'esercito Usa in Irak, ma anche a manovre di controspionaggio da parte dei servizi segreti pakistani)? E come interpretare il silenzio o l'indifferenza della maggior parte dei governi occidentali a riguardo?. Rimane anche aperta un'altra questione: qualora i documenti pubblicati avessero coinvolto l'operato dell'esercito e dei servizi segreti cinesi, cubani, venezuelani o di qualche nazione in cui si sospetta la presenza di gruppi terroristici di matrice islamica, Assange avrebbe subito lo stesso trattamento o avrebbe ottenuto riconoscimenti di stima per la sua professionalità? E se la pubblicazione degli stessi documenti fosse avvenuta prima dell'11 settembre 2001 avrebbe comportato le stesse reazioni? E ancora: quali saranno i riflessi di questa vicenda sui, già molteplici ad oggi, tentativi di regolamentazione della libertà di parola, pensiero, condivisione che la Rete permette e che contrasta con il modus operandi di molti governi e dei loro bracci operativi?

Aspettiamo gli sviluppi.

il video dei due elicotteri Usa Apache nel sobborgo di Baghdad da YouTube on line *