domenica, luglio 22, 2012

The market was made for human beings - not human beings to serve the market.


traduco - parzialmente - l'articolo comparso sul sito della BBC

"A Point of View: What would Keynes do?" - "Punti di vista: cosa farebbe Keynes?"

Come si comporterebbe John Maynard Keynes, uno degli economisti più influenti del 20° secolo, nella situazione economica attuale - riflette il filosofo John Gray.


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"Io ci vedo come ragni d'acqua, sfioranti con grazia, leggeri e discreti come l'aria, la superficie del torrente, senza alcun contatto con i vortici e le correnti sottostanti."

Fu così che John Maynard Keynes, parlando nel 1938 in un discorso poi pubblicato come il suo brillante libro di memorie "Le mie convinzioni iniziali", ricordava se stesso in gioventù e i suoi amici del gruppo di Bloomsbury come erano stati negli anni precedenti la Prima Guerra Mondiale.
L'influente economista di Cambridge è stato ricordato in modo prominente nei dibattiti ansiosi che hanno seguito il crollo del 2007-2008. Per la maggior parte di coloro che invocavano il suo nome, egli era una sorta di ingegnere sociale, che aveva indicato nell'uso del potere del governo la via per risollevare l'economia dalla depressione devastante degli anni '30.
E' così che i discepoli di Keynes lo vedono oggi. Il culto di moda dell'austerità, avvertono, ha dimenticato l'intuizione più importante di Keynes - tagliare la spesa pubblica quando il credito è scarso ha come unica conseguenza un'economia in profonda recessione. Ciò che occorre ora, credono, è quello che Keynes ha sollecitato negli anni '30 - i governi devono essere pronti ad aumentare il credito, stampare più soldi e investire in opere pubbliche, al fine di riavviare la crescita. [...]

[...] Come ricorda nelle sue memorie, lui e i suoi amici a Cambridge e Bloomsbury credevano di conoscere già di cosa consistesse un'esistenza esemplare ed erano assolutamente fiduciosi che potesse essere raggiunta. Influenzati dal filosofo di Cambridge GE Moore, pensavano che le uniche cose che contenevano valore in loro stesse erano amore, bellezza e ricerca della conoscenza.[...]

[...] Keynes viveva la sua filosofia come totalmente razionale e scientifica anche a livello di carattere. Ma era anche la sua religione, ci dice - la fede con cui lui e i suoi amici vivevano. E, per molte ragioni, non era un modo di vivere sbagliato. Lo aveva convinto dell'errore nell'idolatrare il mercato, che ha descritto come "il verme che aveva colpito le parti interne della civiltà moderna ... la sopravvalutazione del criterio economico". Identificare i beni che possono essere raggiunti con il calcolo economico con l"esistenza esemplare" era per Keynes - giovane e meno giovane - un errore fondamentale. Il mercato è stato fatto per gli esseri umani - non gli esseri umani per servire il mercato. [...]


[...] Allo stesso tempo, la "religione personale" di Keynes lo aveva immunizzato contro la fede nel pianificazione economica centralizzata che aveva stregato l'ultima generazione a Cambridge. Egli non è mai stato tentato dal richiamo del collettivismo, che ha liquidato come "la spazzatura torbida della libreria del Libretto Rosso". Credendo fermamente che nulla aveva valore, tranne le esperienze degli individui, è sempre rimasto un liberale.
Per altri aspetti, la filosofia iniziale di Keynes era pericolosamente superficiale. "Siamo stati tra gli ultimi utopisti, o Miglioristi come talvolta vengono chiamati", scrisse, "che credevano in un continuo progresso morale, in virtù del quale la razza umana è costituita da affidabili, razionali e oneste  persone, influenzate dalla verità e criteri oggettivi ... non eravamo consapevoli che la civilizzazione era una crosta sottile e precaria ... solo tenuto insieme da regole e convenzioni sapientemente composte e furbescamente conservate ". Alla base di questa fede compiacente nel progresso era una ingenua fiducia nel potere della ragione. Ispirato da un "razionalismo sottile", scrisse: "Noi fraintendevamo completamente la natura umana, compresa la nostra."
Keynes scoprì quanto illusoria questa fede nella ragione fosse quando nel 1919 partecipò alla Conferenza di Pace di Versailles come parte della delegazione britannica. Il continente europeo era in rovina, e milioni di persone erano affamate o morivano di fame. Eppure i vincitori nella Prima Guerra Mondiale, i quali avrebbero dovuto pianificare il futuro dell'Europa, non riuscirono a evitare litigi tra loro e a tramare la vendetta su una Germania sconfitta. Nel suo libro profetico "Le conseguenze economiche della pace", Keynes prevedeva una reazione popolare in Germania, nata dalla disperazione e dall'isteria, che avrebbe "sommerso la civiltà stessa". [...]

[...] Ho il sospetto Keynes sarebbe altrettanto scettico sulla prospettiva di ritorno alla crescita. Con una popolazione che invecchia sempre più e la crescita del debito, ci sono poche prospettive per le società sviluppate di tenere il passo con la rapida espansione che sta succedendo nei paesi emergenti. Non faremmo meglio a pensare come potremmo godere di una buona vita in condizioni di bassa crescita?
La lezione più importante di Keynes è di disfarci delle idee ereditate. Se ci aggrappiamo alle panacee dei vecchi tempi, rischiamo di perdere la civiltà che abbiamo ereditato. Questa è l'intuizione veramente keynesiana che i nostri leader -  fluttuante con leggerezza al di sopra delle pericolose correnti sotterranee di sentimento popolare come i ragni d'acqua di Bloomsbury - devono ancora comprendere.


from BBC * on line (eng)

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