domenica, agosto 21, 2011

dobbiamo ripensare le regole del gioco. adesso.

Fa molto caldo a Torino, come in tutto il resto del paese, in questa fine di agosto del 2011. Nonostante assurde notizie diffuse dai media, gli italiani in vacanza sono pochi, ed essendo nelle loro abitazioni non possono, per leggi fisiche che tutti conosciamo, essere simultaneamente a fare la spola tra la doccia e il ventilatore di casa e in coda verso il mare nelle loro auto. Ma la comunicazione è palesemente distorta da molto tempo. Talmente tanto che molti non riescono neanche a rendersene conto. La crisi che fino a pochi mesi fa era inesistente nelle parole di chi ci governa, colpisce ora tutte le economie del pianeta. La corsa della finanza, le sue speculazioni feroci basate sul potere dei capitali, ha raggiunto il punto di non ritorno verso la catastrofe e fa di tutto per negare l'evidenza, seminando la paura del domani. Negli Usa tenta di demolire una democrazia già provata da decenni di un liberismo che ha raggiunto il culmine con il collasso dei derivati. In Europa, dove non solo non si è compiuta l'unione politica ed economica che era nelle sue premesse, ma che continua a essere figlia di logiche di mercato ormai evidentemente errate, la crisi rischia di dividere un'unione rimasta virtuale e ricreare una realtà fatta di nazioni in contrasto. Nel Maghreb la rivolta contro i potentati è in atto, ma nessun nuovo piano di sviluppo, alternativo a quelli ereditati dagli stati colonizzatori, sembra in discussione. Siamo ad un punto di svolta per l'umanità. Dobbiamo arrenderci all'evidenza che lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo, esasperato dalla globalizzazione e dai cartelli economici, ha come devastante conseguenza una moltitudine di lavoratori costretti a subire passivamente i disegni di pochi che agiscono esclusivamente nel loro interesse particolare. Dobbiamo arrenderci all'evidenza che lo sfruttamento sistematico e illimitato della natura ci porta alla distruzione totale. Dobbiamo incominciare a pensare in modo nuovo, cambiare i valori che ci hanno spinto sull'orlo di questo abisso, ma nessuno ha il coraggio o la capacità, o forse il consenso, per tentare il cambiamento. La civiltà occidentale, almeno come l'abbiamo intesa finora, che ha guidato l'evoluzione del pianeta, non sembra più in grado di reagire a queste nuove sfide. La caduta del muro è stata interpretata come la disfatta di un modo di pensare collettivo (irrealizzato anche negli stati che lo proclamavano) ma l'alternativa del libero mercato, intrappolato dalla finanza, ha fallito nelle sue premesse, sconfessando la teoria della mano invisibile e dimostrandosi incapace di realizzare una politica garante del bene comune ma realizzando quella della sopraffazione feroce. e come risultato abbiamo un mondo nel quale una minuscola parte della popolazione abita in case con rubinetteria in oro, una parte intermedia che è stata "addestrata" - dalla comunicazione distorta di falsi valori - a desiderare di accedere alla minuscola elite e milioni di individui che faticano a sopravvivere, ormai anche nelle periferie delle grandi città occidentali, quando non muoiono di fame, malattie o guerra perchè sfortunati abbastanza da nascere nel punto sbagliato del pianeta. Abbiamo milioni di cittadini che hanno versato nella loro carriera lavorativa contributi per assicurarsi pensione e assistenza sanitaria che corrono il rischio di vedersi scippare il futuro perchè derubati da cartelli politico/economici che fanno capo a poche centinaia di privilegiati (e la situazione per i più giovani in questo settore è addirittura peggiore). Abbiamo ragazzi senza futuro che si ribellano nelle nostre città europee puniti con mesi di prigione per aver rubato una bibita, per dare l'esempio alle masse.
Assistiamo inermi al fallimento dello stato di diritto, duramente conquistato con il sacrifico di generazioni nel mondo occidentale, in nome di un'economia cannibale.
Stiamo regredendo.
La speranza di un mondo migliore, attento ai bisogni dell'uomo, tutti gli uomini, e del pianeta, tutto il pianeta, c'è ma chi sta in alto non vuole smettere di governare secondo le sue regole, a discapito di tutto e di tutti.
Dobbiamo fermare questa guerra alla dignità umana e ripensare le regole del gioco.
Adesso.

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