domenica, maggio 08, 2011

il conduttore-maximo e la sua claque

a vederli fanno impressione.. almeno, a me. Dissentono su tutto quello che non dicono loro e a volte dopo poche battute, anche su quanto hanno appena detto. L'importante non è fare un discorso sensato, tanto chi ascolta non capisce (gli elettori italiani sono come ragazzini 12enni neanche tanto svegli, ricordava qualcuno). E neanche importa avere coerenza, dei valori, una logica. Importante è fare spettacolo, alzare la voce, denigrare l'"altro". E' essere presenti in video, in modo che il giorno dopo se ne parli sui giornali, alla radio, su internet. Che sono ben contenti di riportare le ultime boutades dei politici così da riempire le prime pagine con "informazioni" sempre nuove, non importa se destinate a pronta smentita o banali.. Ad una analisi neanche tanto approfondita in fondo questi politici non sono tanto diversi da quei ragazzi/e che si presentano alle selezioni del Grande Fratello. Quando questi giovanotti impomatati e queste signorine clonate vengono intervistati sul motivo per cui vogliono partecipare la risposta è sempre la stessa: "voglio apparire in tv, voglio che la gente mi riconosca per strada e poi chissà, potrei sempre essere notato/a da qualcuno per un film ecc". Con la differenza che questi soggetti decidono le sorti del Paese, e non le sorti di un programma. Si infilano in trasmissioni che con la politica non hanno niente a che fare, dove vengono quasi sempre messi in bella evidenza, probabilmente perchè avere un politico tra gli ospiti fa audience. O serve al politico stesso per essere "riconosciuto". Oppure partecipano ai talk show, nei quali sembra essersi trasferito il dibattito politico nostrano, e assistiamo stupiti esponenti della classe politica ripetere il copione che gli è stato assegnato, con alle spalle qualcuno che suggerisce loro cosa dire in caso di argomenti imprevisti. Sotto gli occhi di tutti.
Perchè tanto il pubblico non capisce.

L'abbaglio è stato lasciare che la politica divenisse distribuzione di privilegi. E permettere che, nel giro di pochi anni, questo modus operandi si consolidasse tanto da essere considerato quasi naturale, quasi legittimo. Privilegi più facilmente ottenibili raggiunta una visibilità mediatica. Nella speranza di un futuro di notorietà da poter sfruttare in una realtà sociale e politica con un orizzonte cognitivo molto mediatizzato.

La vita e la politica sembrano diventati "reality".
Non c'è più "giusto" o "sbagliato": quello lo decide il "conduttore-maximo".
Ci sono solo "spettacolo" e "audience".

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