martedì, novembre 30, 2010

30 novembre 2010


Eccoci qui: oggi il ddl gelmini andrà alla Camera.
le Università sono in fermento. Potrebbe essere l'ultimo giorno dell'Università Pubblica, come dicono alcuni volantini distribuiti in questi giorni qui a Palazzo Nuovo. Sono mesi che si parla di questa riforma. Dal governo si è fatto tutto il possibile per non far capire la reale gravità della situazione a chi non è coinvolto direttamente.
E con qualche risultato, pare: ancora stamattina sul pullman che mi portava in Facoltà, due anziani infastiditi dalla lentezza del bus che aveva incrociato sul cammino una parte della manifestazione organizzata dagli studenti, dicevano "gli studenti vadano a studiare, non in piazza" o la solita "quando ero giovane io... ecc" - che dovrebbero riservarsi per quando stanno in bocciofila, tra di loro.
Ancora più grave, poco distante, un paio di ragazze del primo anno di Giurisprudenza addirittura li additava come ""gleba" che protesta" (l'ho sentito io!).
E quindi, dicevo, eccoci qui: una grande parte degli studenti di tutto il Paese che protesta è in strada, blocca il traffico, le stazioni, manifesta - a Roma sembra ci siano stati pure degli scontri con le forze dell'ordine - e un "resto del Paese" confuso dalla propaganda.
E in gioco il futuro della società, il rischio di far diventare il Sapere un'entità residuale, dipendente dalla volontà dei privati che gestiranno la Governance. Una scuola governata da aziende o enti privati non può materialmente portare avanti una ricerca - che arricchisce anche la didattica - indipendente, e chi vi dice il contrario, è colluso o imbecille: un'azienda farmaceutica che investe in un'Università promuoverà ricerca nel suo settore e dimenticherà gli altri.
E non c'è niente da capire.
Eravamo già il paese in Europa che spende di meno per l'Università e i primi effetti della prima parte di questa riforma sono stati un aumento del numero medio degli studenti per professore con classi sovrappopolate, la diminuzione dell'offerta formativa, ricercatori ancora più precari e presto verrà l'impossibilità per i meno abbienti ad accedere alle borse di studio azzerate dal governo.
Un'Università riservata ai ricchi! 
(alla faccia dell'art 34 della Costituzione...)
E nonostante i "baroni", bloccando il turn over, stiano uscendo di scena senza essere rimpiazzati, i think tanks del governo hanno pensato bene di metterli continuamente in bocca ai manichini che manovrano come scusa per ribattere alle critiche.

Un intera nazione debilitata nella sua capacità di discernere il vero dal falso, anime senza futuro, in balia della volontà di una coalizione di personaggi di dubbia provenienza, più preoccupati della loro sopravvivenza in carica e dei loro interessi privati che del futuro dell'Italia.

Siamo un esperimento di "spin doctoring" epocale?
Saremo sui libri di storia, ricordati come cavie che hanno subito un "trattamento rieducativo" fatto di un uso massiccio di comunicazione distorta applicata facendo leva sul potere dei media - tra l'altro, casualmente, tutti dello stesso padrone?

presto avremo la risposta.

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