sabato, maggio 22, 2010

loro sono loro e non ci sentono

leggo in commenti che si trovano sui social networks e sui quotidiani, lettori che non credono al concetto di stato autoritario e di censura con la scusa che "se fossimo in una dittatura non potremmo essere liberi di scrivere quello che vogliamo, come invece facciamo". e mi stupisco sempre nel dedurre che questi signori/e non si sono e non vogliono rendersi conto che la questione è diversa: il concetto è più articolato. Il fatto è che la censura la fanno nel dare o meno le notizie e nel modo di darle. E che nei pochi spazi rimasti, la possibilità di dire la nostra rimane ma non serve a nulla perché all'elite le nostre parole non interessano.

siamo - ancora - liberi di parlare, ma al vento.

loro non ci sentono.

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