lunedì, settembre 08, 2008

Francia 2008: Bayeaux

Bayeux arrivo!!

stamattina dopo un controllo all'olio della moto ed essermi sincerato che dopo quasi 1000 km tutto è ok, infilo il casco e schiaccio start.. il motore gira bene, oltretutto il parcheggio dove è rimasta era coperto quindi non ha neanche patito il freddo. Stamattina ho rivisto i 2 italiani che hanno mangiato anche grazie a me ieri sera e li ho consigliati di assistere ai giochi di luce. Prima di lasciarli volevo dare loro il mio indirizzo mail per rimanere in contatto ma il gap generazional-informatico era troppo grande e ho lasciato al destino il nostro prossimo incontro. Statale 306 per Bayeux. Avevo sentito parlare di questo paese per la prima volta in una trasmissione di Piero Angela - o del figlio - e mi ricordo che mi avevano colpito le immagini dell'arazzo più lungo del mondo su di cui sono narrate le storie dell'invasione normanna dell'Inghilterra. Non che ci sia andato proprio per vedere quello ma era un passaggio obbligato per raggiungere la Normandia e le spiagge dello sbarco. Arrivato in paese la prima cosa che mi colpisce è il numero di turisti anglofoni ( li vedi dall'abbigliamento e dalla faccia ndr). Poi un locale che si chiama "al piccolo normanno" che ha scritto sulla vetrina "welcome to our liberators" ( benvenuti ai nostri liberatori) - che fa un poco paraculo ma... Parcheggio davanti alla Posta e lascio i bagagli su perché prevedo passaggio breve. Visita obbligatoria alla cattedrale: bella, ma dopo aver visto Chartres, tutto è relativo. Poi vado nell'isola pedonale ed entro nel museo dell'arazzo.


been there, done that, and I have a ticket to prove it!! ;D


Niente foto all'interno e 7,70 euro d'entrata. Va . Nel museo ci sono anche delle proiezioni che vedo senza troppo interesse, a dire il vero.. Esco. Caffettino in un posto vicino alla moto. Qui di turisti ne devono passare troppi oppure il cameriere ha qualche grana grossa a casa perché mi sembra molto stressato ed è proprio antipatico. Non me ne può fregare di meno. Mentre sto per lasciare Bayeux chiedo ad una passante la strada per Omaha beach e lei mi dice che devo prendere il Bypass e poi la rotonda.. parliamo in francese ma lei dice Bypass in inglese. strano, penso. Oltretutto tangenziale in inglese non si dice così... scopro poco dopo, o dopo, mentre entro al museo del D Day ( Musee Memorial de la Bataille de Normandie - 6,50 euro) sempre a Bayeaux ma non in centro, che il Bypass è stato costruito dagli alleati quando hanno fatto lo sbarco per far passare i mezzi fuori dal centro abitato che ha strade troppo strette per fare passare i tanks e il suo nome è rimasto quello. Il museo del D Day ha nel parcheggio carri armati e pezzi d'artiglieria della seconda guerra mondiale. Dentro ricostruzioni dello sbarco multimediali con molti pezzi dell'epoca.. il sacrificio di tutti quegli uomini sembra ancora nell'aria. Il museo non è molto visitato oggi e ho modo di incrociare inglesi anziani che forse erano sul posto all'epoca, vari americani e anche un tedesco. Lo rincontro nel parcheggio: ha una moto anche lui e sta facendo il giro dei cimiteri di guerra. Considerando il punto di vista sul quale sono organizzati tutti questi cimiteri e musei ( quello degli alleati ndr) non deve essere sempre facile trovarsi lì per lui..
Devo aprire un altro inciso ora - per chi non mi conoscesse personalmente, mi sembra giusto precisare subito che in gioventù ho fatto parte della missione di Pace in Libano con il Contingente italiano a Beirut. Niente di paragonabile ad un conflitto mondiale ma certi valori penso che mi accomunino a chi ha combattuto qui. Capisco che potrei risultare un poco stucchevole in certe descrizioni, a qualcuno. Siete stati informati.
Chiuso inciso.
Dopo 2 ore sono di nuovo in sella e punto verso il cimitero americano. Dopo una serie di rotonde - che in Francia sono numerosissime e raggiungono il massimo nella città di Tarbes dove tra raccordi e rotonde penso abbiano il record mondiale ndr - arrivo al portone del Normandy american cemetery and memorial. Un cartello mi informa di lasciare la zona prima delle 17.00 (Alpha time ndr). Entro in un mega parcheggio e si sente solo il rumore che arriva dal mare, dopo aver spento il motore, anche se qui c'è molta più gente che a Bayeux e al suo cimitero di guerra. Mollo la moto e dopo aver percorso qualche centinaio di metri a piedi in mezzo alla pineta, arrivo alla spianata dove sono seppelliti più di 10.000 uomini che sono morti nello sbarco delle forze alleate. File interminabili di lapidi bianche con sopra i nomi dei caduti, prato verde dappertutto, inviti al rispetto e al silenzio, un mausoleo, un anfiteatro dove su di un muro semicircolare sono incisi i nomi dei caduti, spiegazioni dello sbarco su mappe in pietra. Il cielo è coperto, da un lato la spiaggia dove 50 anni fa avveniva questa carneficina. dall'altro il susseguirsi infinito di lapidi lascia senza parole. almeno me. Pensare a tutta questa gente venuta da lontano e massacrata su questa spiaggia o su queste strade, qui uniti nello sforzo di combattere un pericolo che minacciava l'umanità, mi fa ricredere sugli esseri umani e mi fa imbarazzare per quanto poco siamo riusciti a fare dopo. Entro nel museo sotterraneo del cimitero con un po' di groppo in gola. Prima di scendere al museo lascio il mio nome nel registro dei visitatori e come commento metto No more ( che probabilmente mi toglierà ogni possibilità di vincere la lotteria per la Green Card ma..) Qui altre presentazioni multimediali. Passo in un tunnel dove una voce legge i nomi dei caduti e arrivo a un costruzione dove tra pareti di metallo, su un letto di ciottoli bianchi è piantato un Garant con la baionetta ed è stato appeso un elmetto. Un emblema del sacrificio consumato su queste spiagge. In questo angolo regna il silenzio. Esco e guardando ancora una volta il mare, rivolgo un pensiero alle giovani vite stroncate proprio su questo pezzo di terra e me ne vado mesto. Sulla strada che costeggia il mare e le spiagge dello sbarco ci sono innumerevoli altri musei più piccoli e altri cimiteri di guerra ( canadesi inglesi e tedeschi). Ogni posto vuole il suo ricordo e così trovo anche una serie di pontoni mobili modulari - che assemblati formavano pontili mobili e attraversamenti di canali e fiumi distrutti nel conflitto - che fanno bella mostra di loro al lato della statale andando verso Utah beach ( vedi foto). La costa è disseminata di piccoli cottages e c'è una atmosfera molto tranquilla. Niente abusi edilizi o eco-mostri. Qui l'assessore all'urbanistica fa il suo dovere. Dopo una giornata estenuante trovo posto vicino a Mont Saint MIchel, in un chambre d'hote che sembra carino ma che ha la finestra proprio sopra la cucina del ristorante e che mi fa sentire odore di patatine fritte fino a sera...
mah..

cena a base di cozze.. buone ma prima di poco ne avrò fin sopra gli occhi...

continua

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