lunedì, marzo 03, 2008

koh pitcha

26 marzo 2007



zaino in spalla, saluti a casa, traghetto, nuova ricerca bungalow, nuovi ristorantini..

koh pithca.

mai stato qui.. sempre nel golfo del Siam, poche ora di battello dall'ultimo approdo ma ancora poco frequentata dai turisti all-included (diciamo che sull’isola non c’e aereoporto e questo fa gia’ la grande differenza..)

la vita e’ diversa da dove ero prima ma anche qui c’e' un hard core late night show che comincia quando i “buoni” vanno a nanna. dalla 2 in poi, fino all’alba, ci sono un paio di posti che offrono l’opportunità di vedere un mondo sommerso, a volte pericoloso, che si disintegra alla prima luce dell’alba per ricrearsi dopo qualche ora, a notte fonda

anche qui esiste una colonia di expat, tra cui, immancabili, diversi italiani…

c’e’ quello che non torna in Italia che un mese l’anno, dice che faceva il broker (ma cosa "spaccasse" di preciso non saprei… forse vetrine...)

c’e’ una discreta colonia di personaggi da Bologna e dintorni ( alcuni pensionati, alcuni in fuga da una vita diventata "stretta")

diversi milanesi.. - per fortuna qui ancora nessuna traccia dei milanesi “da bere", che la sera escono con i pantaloni lunghi e la camicia stirata, che vanno al bar e bevono vino bianco all’aperitivo anche al tropico, quelli che si fanno spegnere il ventilatore vicino al biliardo perché’ gli influenza la traiettoria del tiro” - senza considerare peraltro che i biliardi su cui giochiamo hanno panni gonfiati dall’umidità e che le stecche dritte vengono fermate a Bangkok e non hanno mai raggiunto le isole ..

insomma l’isola e’ ancora “fighetti-free”

c’e’ quello che era in Indonesia e che si e’ rotto un piede cadendo col motorino e ha pensato di passare la convalescenza dall’operazione al piede che ha subito venendo qui , senza pero’ dimenticarsi di portarsi dietro la badante indonesiana…

e poi c’e’ quello che ha mollato tutto, preso la patente nautica, comprato una barca a vela e fatto rotta verso i mari del sud, senza molta esperienza di mare aperto ma con tanta voglia di lasciarsi alle spalle tutto, di avere le ciabatte ai piedi 365 giorni l’anno, l’unico problema la manutenzione della barca e il doversi spostare ogni 6 mesi (anche per le barche il visto turistico scade..)

c’e’ il 65enne che scappa dalla routine e qui , nel suo bungalow in riva al mare, tiene un diario di viaggio e numera le sue “conquiste” - con commento sulle capacita’ amatorie..- e che, dopo qualche mese qui comincia ad annoiarsi e sta progettando una fuga su qualche isola remota in Malesia (si, quelle di Salgari e Monpracem..)

c’e’ il tipo qui ha trovato l’amore e che sono 6 mesi - da diversi anni ndr - che passa le serate a giocare a biliardo e ad aspettare che la fidanzata finisca di lavorare (e immagina futuri poco realistici, figli della passione..)

ho ritrovato perfino un tedesco che era mio vicino di bungalow 6 anni fa e che ha deciso di passare gli ultimi giorni della sua vacanza sull’isola dopo un paio di mesi in Chang Mai..

facce conosciute, un poco sciupate dal tempo, dal sole, alcuni dalle birre.. una vita che avevo dimenticato preso dalla quotidianità’ di Torino e dalla vita italiana.. e’ un poco come tornare a casa, un’altra casa, dove tutti sono amici e sconosciuti allo stesso tempo, magari più’ disposti ad aprirsi con te proprio per questo.

di certo più’ veri, anche perché’ non hanno nessun motivo di fingere.. continua a venirmi in mente quella frase di Bertolucci nel film “un te’ nel deserto”: ” la differenza tra un turista e un viaggiatore e’ che il turista comincia a sentire nostalgia di casa fin dal primo giorno di viaggio”

qui la nostalgia di casa risulta ”non pervenuta”.

ecco, qui sta la quinta essenza: non e’ che siano diversi da quelli che rimangono a casa.

Anche qui ci sono i patiti del pallone per cui la domenica - magari più’ tardi del solito causa fuso orario - la partita e’ obbligatoria ( pensate che qualche anno fa’, mi dicono, c’era persino un mini totocalcio, con le quote e le giocate da cercare nei pochi locali degli italiani), quelli che parlano solo di soldi, quelli che sanno sempre qualcosa più’ di te..

pero’ qui, alla fine, la consapevolezza di non avere niente di definitivo che ci aspetta da fare - sapendo che ci incontreremo dopo pranzo sotto una palma in spiaggia a raccontarci come e’ finita la notte - di non avere responsabilità , se non quella di racimolare i soldi per pagare un altro mese di bungalow, rende tutto più’ smooth

e la sensazione che qualcosa si e’ rotto - e non faccio facili accostamenti linguistici..

e che, ormai volenti o nolenti, indietro non si torna: impossibile una volta a casa entusiasmarsi per l’acquisto di un automobile di lusso, impegnare i soldi in banca (per farseli rubare legalmente da una finanza che remunera solo se stessa? no grazie!), rovinarsi la vita con un mutuo ventennale (vedi sopra..) - e poi, per lasciare cosa e a chi ?? …

seduti su una sdraio all'ombra questi sembrano solo sforzi inutili, soldi sprecati da impegnare invece molto piu’ saggiamente in biglietti aerei e traghetti destinazione Paradiso..

chi fa parte di questa genia di solitari viaggiatori che staziona in posti come questo, sa che domani e’ veramente un altro giorno, si culla nel lento alternarsi del giorno e la notte, caldo soffocante e pioggia..

i turisti sempre di corsa tra un posto e l’altro - la vacanza come riempitivo tra altre 50 settimane di lavoro ( e passa un altro anno per avvicinarsi alla pensione ), gente con la coscienza apposto, gente convinta di fare il proprio dovere - sono presenze che scorrono senza lasciare traccia, tranne forse aneddoti, di cui ridere, la sera la biliardo prima di cominciare di nuovo la ronda notturna..

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