lunedì, marzo 03, 2008

Burma. 56 k da Yangoon 2

19 marzo 2007


no good news.


sabato ho cercato di comprare un biglietto per andare in treno a Mandalay - nel nord del paese - che sembra essere un bel posto, pieno di templi ecc -Pensavo di fermarmi qualche giorno lì e poi spostarmi in zona dove ci sono altri posti belli da vedere, ma qui anche fare le cose più’ semplici puo’ essere molto difficile. Ho chiesto al desk di un’ agenzia che è nel mio hotel e, alle 5 di pomeriggio, i 2 ragazzini che erano "on duty" mi hanno detto che non potevo comprare il biglietto per il giorno stesso e che la biglietteria della stazione era gia’ chiusa. Alla mia domanda se stavano scherzando mi hanno detto di no e riso in faccia.
Inutile dire che sono uscito dall’hotel e ho preso subito un taxi diretto alla stazione. Arrivo in stazione - tra l’altro fatta con 4 tetti a pagoda, bella - e.. scoppia il panico!!
Al momento sono l’unico straniero presente, e i pochi probabilmente che sono passati di qui avevano fatto comprare i biglietti da qualche agenzia. Vado, anzi vengo portato, ad una biglietteria e qui un altro ragazzino mi spiega piu’ o meno chiaramente l’orario dei treni per Mandalay. Gli dico ok, voglio comprare 1 biglietto per domani mattina alle 6 am. Esce dalla biglietteria e mi porta in un altro ufficio, dove vendono i biglietti ai turisti. Qui mi rifanno la spiegazione dell’orario dei treni e mi dicono i prezzi. Quando gli dico che voglio comprarne uno, mi dicono che il treno delle 6 e’ gia’ pieno. e di tornare il giorno dopo per comprare il biglietto del treno che parte alle 12,45 pm. impossibile comprarlo ora. Ok. Torno il hotel e dò dei fessi ai ragazzini dell’agenzia, che tutti sappiano che non si prende per il culo un turista impunemente!!
La mattina dopo torno in stazione e … stessa risposta: il treno delle 12.45 e’ pieno. Comincio a pensare che non vogliano vendermelo (nonostante il prezzo per i turisti sia triplicato rispetto ai locali e da pagare in us dollars cash..) Esco sconsolato dalla stazione e guardo un treno che parte stracolmo di gente. Chiedo ad un passante se il treno che va a Mandalay e’ come quello che sta passando e lui, che forse non ha capito una parola di quello che gli ho detto, mi dice di si. Vede la mia faccia un poco insoddisfatta (il treno era parecchio malconcio oltre a essere strapieno) e lui mi dice “this is Burma, my friend..”. Torno albergo e poi in camera mia ma non sono soddisfatto, allora scendo e mi informo per i biglietti per il bus per Mandalay. stessa scena del giorno prima - anche se ora dietro il desk nella hall ci sono altri personaggi.
Alla fine, visto che non credo alle loro parole, una signorina più "sensibile" dei suoi colleghi mi fa capire che se voglio comprare un biglietto per il bus devo tornare in stazione e cercare una delle agenzie li’ vicino.
Oramai in stazione cominciano a conoscermi… trovo un’agenzia e per 18 us dollar compro un biglietto per il bus top della gamma (A/C e addirittura, udite udite, sedili reclinabili..) Torno raggiante in albergo sventolando il mio biglietto sotto il muso dei tipi del desk dell’agenzia, e faccio il nababbo lasciando 1 dollaro di mancia alla signorina intraprendente, scontentando tutti gli altri. 
Alle 13 check out.
Taxi.
Stazione dei bus.
Spettacolo dantesco (girone infernale...) Intanto per entrare col taxi nell'area dei bus dobbiamo pagare il pedaggio, e nonostante abbia qualche miliardo di chilometri sulla schiena, questo mi era mai successo.
Ci sono centinaia di bus di tutti i tipi e in tutte le condizioni, alcuni smontati e cannibalizzati direttamente nel parcheggio, che stazionano.
Troviamo il mio, scendo, scarico il bagaglio. altro controllo biglietti - vogliono addirittura il mio passaporto - l’unico "viso pallido" in zona sono io. Il bus parte alle 4pm e devo aspettare 35 minuti. Sono immediatamente assalito dai venditori ambulanti che vogliono vendermi di tutto: arance, acqua, coca cola, bevande strane con nomi sconosciuti e dai gusti improbabili, tagliaunghie, accendini, gomme da masticare,biscotti, ancora arance, acqua, banane, giornali, magliette e altro ancora. Essendo l’unico turista sembro attirarli come il miele..
Trovo un posto dove sedermi mentre la processione continua instancabile.
Alla fine apro il mio zaino e tiro fuori un sacchetto con delle arance che avevo comprato in citta’ e una bottiglia d’acqua e questo un poco li placa. Alcuni pero’ si avvicinano e si accontentano di guardarmi, come fossi una statua vivente.. (come in India, niente di non superabile ma irritante alla lunga..)
Mangio l’arancia, e nasce il problema delle buccie. cerco un cestino.
Niente.
Chiedo e mi fanno segno di buttarle a terra.. che scemo che sono .. non ci avevo pensato!!
Intanto le sedie vicine alla mia si riempiono di altri che aspettano di partire - in prevalenza donne con bambini piccoli che gia’ piangono. Fa anche parecchio caldo.  I maschi masticano bethel e, non ve lo dico neanche, lo sputano a terra, lasciando tracce rosse del loro passaggio. sigarette di erbe sconosciute e puzzolenti appestano l’aria.
Arriva il bus.
Noto subito che, siccome ha l’aria condizionata, i finetrini sono sigillati. intanto la calca aumenta. e fa sempre un caldo porco. Ad un certo punto mi alzo e vado a vedere come sono i sedili del bus “top della gamma burmese” che mi portera’ a Mandalay.
Strettini per passarci 12 ore ma insomma… torno al mio posto e un faccia di culo mi ha preso il posto. I bambini piangono sempre, la processione di venditori e’ ripresa. Si deve essere sparsa la voce nella stazione dei bus che un fesso di straniero e’ in zona perche’ mi sembrano ancora piu’ numerosi - e ora che non ho piu’ niente in mano sono di nuovo tutti pronti a vedermi qualcosa. Chiedo dove posso lavarmi le mani e mi indicano uno stanzino dove sotto un lavandino da galera nepalese scorre un rigagnolo di acqua che neanche dopo il trattamento di scorie radioattive potrebbe essere piu’ contaminato.
Non sono niente contento. improvvisamente il bus apre le porte, e scatta l'assalto all’arma bianca per salire.
A me viene in mente una situazione che ho già vissuto alla la stazione dei bus di Medan (capitale dell’isola di Giakarta, in Indonesia) dove, qualche anno fa’, con Deborah - la mia quasi moglie americana - abbiamo lottato strenuamente per ore con i venditori abusivi per comprare un biglietto per andare a Parapat (e come risulato , viaggiare per 8 ore attaccati alla porta del bagno di un VIP bus..). E in sequenza mi viene in mente il viaggio che ho fatto subito dopo, sempre in bus, questa volta alla ricerca di Deborah, intanto "scappata" perché avevamo bisticciato, verso Bukittinggi sempre in Malesia. Un viaggio epocale nella sua devastante durezza. 12 ore di curve sui sacchi della posta (inutile dire che come ciliegina sulla torta il bus faceva anche servizio di posta con il risultato che si fermava ad ogni gruppo di case dove c'era un ufficio postale  a ritirare e consegnare missive e che alla consegna/prelievo corrispondeva un cambio di posizione nella composizione da tenere) in compagnia di un povero ragazzo inglese incontrato casualmente in stazione. Eravamo seduti nel corridoio di un bus senza A/C ma con i finestrini bloccati e con l'unico finestrino che si apriva proprio vicino a noi - in corrispondenza della porta posteriore da dove caricavano i sacchi della posta -  con il risultato che tutta la notte ci sono passati sopra la testa sacchetti di vomito degli altri passeggeri del bus che pativano la strada.. Quel viaggio ha segnato la mia esistenza e ancora adesso che ne scrivo mi viene la pelle d'oca.    
Penso  a tutto questo e appena salito sul bus destinazione Mandalay vedo che il mio posto e’ vicino al bagno anche stavolta, che i finestrini sono sigillati anche stavolta e il fumo delle sigarette restera’ chiuso con noi per almeno 12 ore (francamente inutile sperare che si astengano dal fumare, e poi penso che sia comunque permesso), che l’immondizia si accumulerà a terra e in poche ore fermenterà’ sprigionando aromi insalubrissimi, che i bimbi piangeranno come dei pazzi tutta la notte, che il bethel scorrera’ a fiumi, che ho visto un impianto stereo e ci sono moltissime probabilità di sorbirmi musica pazzesca a volumi assurdi tutto il viaggio, che…. poi mi viene in mente una cosa, forse suggerita dallo stesso spirito di sopravvivenza che antropologicamente ci ha fatto evolvere..
una domanda che si cristallizza  nel mio cervello e che chiede:
ma che cazzo sto facendo qui??
ma che me ne frega dei templi di Mandalay, alla fine??
Belli sicuramente ma ne ho visto già 3000 in questi giorni a Yangoon e poi .. Sono in vacanza, mica devo per forza impazzire per vedere tutto!!
Quindi, probabilmente già con un accenno di sorriso sulle labbra, mi riprendo lo zaino in spalla, faccio segno alle signorine che controllano i biglietti che per questa volta il bus per Mandalay partirà senza di me e salto su un altro taxi.
Destinazione Yangoon! (ndr il ritorno - per lo stesso tragitto - costa 2 dollari meno, decurtato probabilmente della percentuale pretesa dai tipi dell’hotel..)


La signorina della reception mi dà di nuovo la mia chiave - è un’altra che mi ha fatto fare il check out e quindi per lei non me ne sono mai andato - e me ne torno in camera come se niente fosse.
Il nuovo porter mi chiede : “bello il viaggio?” - ignaro che manco dall’hotel solo da 2 ore.
Lo guardo e gli rispondo un “no, grazie” che lo lascia un poco incuriosito.


Ma non e’ finita.


Decido che Burma non e’ il posto dove voglio passare le 4 settimane previste dalla mia data di ritorno, che avevano ragione quelli della sezione di LP che consigliavano di non venire qui e che devo quindi cambiare data di rientro sul mio biglietto aereo.


Stamattina parto di buonora (dopo aver incontrato un canadese di cui vi parlero’ in un’altra occasione) e arrivo all’uffico della AirAsia (.com..) - la low cost company che mi ha venduto il biglietto per venire qui.


Aprono alle 11.
Spettacolo!
Un ufficio di una compagnia aerea che apre alle 11.. in Occidente sarebbe il sogno proibito dei dipendenti! 
Ho tempo di cincischiare ancora 1 ora in zona e trovo un internet cafè.
Entro e scopro che questo da cui vi sto scrivendo - che non e’ lo stesso - e’ un posto di sovversivi. dallo SpiderWeb di stamani non si potevano vedere ne’ il mio blog ne’ Netscape, Gmail, insomma quasi niente.
Per evitare il rischio che chiudano quello da cui vi scrivo ora vi dico solo che e’ vicino al Trader Hotel (centralissimo..)
Passa l’ora e vado all’office delle AIRASIA (segnatevelo e spargete la voce perché’ sia boicottata assolutamente).Qui per cambiare la data del rientro sul mio biglietto comprato a Bangkok e pagato 70 dollari andata e ritorno, pago la bellezza di 83 DOLLARI.


Alla faccia del customer care service.


Quando ho il biglietto in mano e mi alzo dalla sedia dell’ufficio, non posso che rispondere “it’s been a pleasure” al “bye bye” della segretaria che mi ha venduto il biglietto.


domani la libertà’.

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