sabato, settembre 02, 2006

mani in tasca, prego..

sapersi regolare..


tratto dal sito on line de" la Repubblica" di oggi

http://www.repubblica.it/2006/07/sezioni/cronaca/cassazione-2/manata-lampo/manata-lampo.html

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La Suprema corte ha bocciato il ricorso di un 30enne di Bolzano
il reato sussiste anche se fatto "in modo non completo" e di "durata brevissima"
Anche una 'manata lampo' sul sedere
per la Cassazione è violenza sessuale
Il giovane, oltre alle spese processuali, dovrà versare mille euro
alla cassa ammende per aver fatto perdere tempo alla giustizia

ROMA - Anche la 'manata lampo' assestata sul fondoschiena di una ragazza va classificata come violenza sessuale. La dice la Corte di Cassazione nel bocciare il ricorso di un 30enne di Bolzano condannato per il reato di violenza per avere dato una 'pacca' sul sedere di una ragazza. Per la Suprema corte, poco importa la durata del gesto, in quanto il reato previsto dall'art. 609 bis del codice penale sussiste anche se viene fatto "in modo non completo" ed è di "durata brevissima".

La condanna per violenza sessuale era stata inflitta a G.C. dalla Corte d'appello di Bolzano, nell'aprile del 2005. Contro la condanna ha presentato ricorso in Cassazione la difesa del giovane, appigliandosi al fatto che la manata era stata di "durata brevissima". Ma la Suprema Corte (sentenza 28541), dichiarando 'inammissibile' il ricorso, chiarisce che non rileva la fugacità del gesto per evitare la condanna.

Scrivono i supremi giudici che "integra il delitto di violenza sessuale qualunque atto, diverso dalla congiunzione carnale, suscettivo di dare sfogo alla concupiscenza, anche in modo non completo e di durata brevissima, come possono essere i palpeggiamenti e i toccamenti lascivi". Stesso discorso per la manata 'lampo' sul sedere. Per la inammissibilità del ricorso, il giovane, oltre alle spese processuali, dovrà versare mille euro alla cassa delle ammende per aver fatto perdere tempo alla giustizia.


tratto dal sito on line de"la Repubblica" di oggi
http://www.repubblica.it/2006/09/sezioni/cronaca/madre-discute-tesi/madre-discute-tesi/madre-discute-tesi.html

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La donna, ex operaia tessile, ha illustrato emozionata l'elaborato
della figlia, un lavoro sperimentale sull'ottimismo
Una ragazza muore prima di laurearsi
al suo posto va la madre e discute la tesi
Pescara, vittima di un incidente. "Era il suo scopo principale"
di GIUSEPPE CAPORALE

Una ragazza muore prima di laurearsi
al suo posto va la madre e discute la tesi



PESCARA - Mancavano solo due mesi alla sua laurea in psicologia. Aveva preparato con tanta fatica la tesi su "Watson e lo studio dell'ottimismo". Silvia Luciani, 24 anni, con i suoi studi, sognava di aiutare i bambini in difficoltà. Lei e la sua aspirazione, all'appuntamento con la commissione d'esame, non sono mai arrivati. Silvia è morta in un incidente stradale. Al suo posto, il giorno previsto per la discussione della tesi, l'ultima giorno utile della sessione estiva, si è presentata la madre.

Lidia, 49 anni, casalinga, ex operaia tessile con licenza elementare, si è seduta davanti alla commissione con una relatrice ed ha consegnato ed illustrato ai docenti, lo studio preparato dalla figlia. Dopo la relazione, attimi di commozione e l'annuncio del presidente: "Complimenti signora, oggi sua figlia si è laureata". A seguire, la consegna della pergamena con una dedica della docente più legata alla ragazza: "Silvia, hai superato con successo il tuo curriculum accademico, la prova finale dedicata a un tema originale. Ti piaceva e avevi già svolto la parte generale. Mi auguro che il tuo lavoro possa essere continuato e dare frutti: penserò sempre a te con grande affetto. La tua professoressa. Claudia Casadio". Una laurea simbolica ma con tutto il crisma dell'ufficialità. Un'ora dopo, amici e parenti, si sono ritrovati davanti alla sua tomba, per una insolita festa di laurea. Tra la gioia e il dolore. Tanti confetti sparsi su quella tomba bianca.

Erano in cinque, sulla Opel Zafira che, la notte del 25 maggio, sbandò in una curva e finì contro un palo della luce. Tutti ragazzi. Silvia fu l'unica vittima. Lo schianto avvenne sul fianco sinistro, lato posteriore, il posto occupato da Silvia che, forse, aveva il finestrino semiaperto. Per lei non ci fu nulla da fare. Morì sul colpo. Gli amici stavano accompagnandola a riprendere la macchina, che aveva lasciato parcheggiata dall'altra parte del paese, Cugnoli, in provincia di Pescara.

La laurea, raccontano, era il suo scopo principale. Aveva ultimato gli esami diverse settimane prima e stava lavorando a una tesi sperimentale, un progetto innovativo: l'ottimismo come medicina. Questo deve aver spinto la madre, ad un mese dalla morte, a presentarsi alla segreteria dell'università. "Voglio capire se è possibile assegnare la laurea a mia figlia" chiede. Ma la legge non lo consente. "Spiacenti, si può solo in caso di guerra" la risposta.

Lidia, però, non si dà per vinta. Chiede aiuto alla relatrice della tesi, Claudia Casadio, docente di Logica. Coinvolge anche Rossella Santoro, una delle migliori amiche della figlia, anche lei laureanda. Ottengono il sostegno della commissione d'esame. La tesi, in via eccezionale e in forma speciale, si può discutere.
Quando, il giorno stabilito, è entrata nella sala stracolma, coi laureandi emozionati e i parenti in attesa della discussione delle tesi, mamma Lidia ha sentito le gambe tremare. "Non sono riuscita a restare in piedi, mi sono dovuta sedere. Ma sono uscita dall'aula con una forza da leone. Sentivo Silvia dentro di me. Spero che questa storia sia di stimolo alle altre mamme che soffrono il mio stesso dolore, perché reagiscano piuttosto che rinchiudersi in casa".

Queste le parole del presidente di commissione alla fine dell'esame. "Facciamole un grande applauso: Silvia è una dottoressa, curerà i pazienti dal cielo". Lidia ringrazia. "Mi sento come la mamma di una figlia che ha avuto 110 e lode. Adesso ho in casa questa pergamena, che per me è molto importante".

(2 settembre 2006)

banche italiche..mah..


certo sembrano tutti contenti..
almeno i frequentatori di cda delle banche interessate alla fusione..

per noi clienti, visto i trascorsi per niente decorosi e le punizioni che sono state inflitte ai responsabili, non cambierà niente, anzi..
più potere indica più facilità di commettere dei soprusi e passarla liscia, qui da noi..
banche italiche del sistema italico
mah

tratto dal blog di Beppe Grillo on line oggi
www.beppegrillo.it

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Qualcuno volò sul nido del passero


Passera, prossimo amministratore delegato di Intesa-San Paolo, è a Cernobbio sul lago di Como. E’ contento come Napoleone al termine della Campagna d’Italia. E chi non lo sarebbe al suo posto sommando stipendio e stock option?
Il luogo e il sole lo hanno spinto a dichiarazioni liriche: “Il progetto di integrazione SanPaolo-Intesa è bellissimo”. Un quadro del Caravaggio, una statua del Canova. Ha poi rassicurato i clienti: “Possono stare tranquilli, se lavorano con tutte e due le banche potranno vedere i fidi sommati e non ridotti”. La dichiarazione, nel suo candore, affascina. Ricorda il confetto Falqui: “Basta la parola”. Se ho due fidi con due banche che si fondono, mi aspetto un aumento del fido, dato che ho fornito a suo tempo garanzie a entrambe.
Passera continua: “E’ un’operazione dove ci sono solo vincitori”. Perdenti nessuno, ma la fusione non comporta la soave parola: razionalizzazione? Che tradotta in prosa significa il 30% di tagli del personale? Ma forse mi sbaglio.
I clienti saranno comunque contenti. Più contenti, molto contenti. Il cliente di SanPaolo-Intesa è bellissimo. Potrà, subito dopo la fusione, accedere a servizi a costi europei. Il costo medio dei servizi bancari italiani è più alto, molto più alto di quelli europei. Siamo primi, primissimi, bellissimi. E gli sventurati che hanno comprato tango bond e Parmalat saranno rimborsati, ma solo dopo una certa età. Preso da sincera esaltazione ha aggiunto: “se non avessimo avuto comunanza di visione, di valori, di voglia di lavorare insieme, di simpatia reciproca, in così poche settimane non sarebbe stato possibile mettere in moto un progetto stupendo come quello che è stato messo in moto”. Che simpatia, che messa in moto.

mercoledì, agosto 30, 2006

La musica torna gratis sul web


vediamo quanto dura..

tratto dal sito on line de" la Repubblica" di oggi
http://www.repubblica.it/2006/08/sezioni/scienza_e_tecnologia/spiral-frog-universal/spiral-frog-universal/spiral-frog-universal.html

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Nasce Spiralfrog: da dicembre U2, Gwen Stefani e gli artisti
Universal da scaricare dalla rete senza sborsare un cent

La musica torna gratis sul web
siglato accordo storico anti-Apple

Il sito conta di rifarsi delle spese grazie agli annunci pubblicitari
di GAIA GIULIANI




NEW YORK - "Siamo meglio dei pirati". Questo, in sintesi, l'annuncio pubblicato qualche giorno fa sul Financial Times da Spiralfrog, sito internet online da dicembre. Ma soprattutto apripista di quella che ha tutta l'aria di essere una contro-rivoluzione, una fenice in procinto di rinascere dalle ceneri tribunalizie di tutte le cause combattute e inesorabilmente perse dai siti p2p, piccoli Davide contro il Golia delle major.

I toni probabilmente si riveleranno meni epici, ma non mancheranno di farsi notare: quattro mesi e la musica sarà di nuovo scaricabile, gratis e senza pericolo di manette, da internet. Ieri Spiralfrog ha dichiarato di aver raggiunto un accordo con Universal-Vivendi per permettere il download gratuito degli artisti sotto contratto con l'etichetta con buona pace di iTunes. Qualche esempio? Eminem, Gwen Stefani, Elton John, Count Basie, gli U2. E per non velare di alcuna ipocrisia l'evidente competizione con la Apple, i brani verranno inseriti sul web nel formato Windows Media Audio che vuol dire che senza conversione gli iPod non saranno in grado di leggerli.

Naturalmente il trucco c'è, e si vedrà molto bene anzi, impossibile sfuggirgli: i diritti d'autore non saranno aggirati, ma regolarmente pagati dal sito che si rifarà con gli annunci pubblicitari. Prima di accedere alla canzone bisognerà attraversare, senza scorciatoie, un "corridoio pubblicitario" che introdurrà al brano prescelto. Che non potrà neanche essere copiato o condiviso perché il sito inserirà all'interno dei file musicali dei software anti-duplicazione.

A dicembre accessibile da Usa e Canada, l'anno prossimo disponibile anche per noi europei, Spiralfrog promette che il suo magazzino di canzoni non si limiterà all'archivio Universal. Warner ed Emi infatti, pur mantenendo il silenzio più assoluto su quanto discusso con i manager del sito, hanno ammesso di essere in contatto con la società che lo gestisce.

Un affondo al monopolio Apple, peraltro già sotto attacco dall'arrivo di Zune-Microsoft e di tutta una serie di cellulari Nokia, Microsoft e Verizon in grado di scaricare musica da internet e dai siti musicali con cui i marchi hanno stabilito una partnership. Musica che una volta acquistata sarà possibile scaricare sui supporti più diversi perché a differenza di iTunes, dove chi compra può ascoltare i brani solo sull'iPod, gli altri la renderanno disponibile per tutti i formati.

E il vincolo iTunes è forse il peggiore neo - o tallone d'Achille - della Apple: associazioni di consumatori di Francia e Paesi Scandinavi hanno già avviato una serie di indagini per accertare la legalità di queste restrizioni tecniche. Con Spiralfrog che nel frattempo si vendica e oscura l'iPod.

Battendo sul tempo anche Kazaa che, dopo essere stata recentemente costretta a rinunciare al libero file sharing dei materiali dei suoi utenti, aveva annunciato, ma più in sordina, un accordo analogo con l'industria musicale e cinematografica, sempre a base di spot naturalmente. Anche Napster praticava già da tempo una soluzione simile, ma solo in streaming. E sicuramente seguiranno altri discepoli.

Dunque, niente più 99 cent a Steve Jobs per ogni canzone scaricata da iTunes? Dalla Spiralfrog fanno sapere che la loro sarà solo un'azione complementare al business della Apple, chi non ama gli spot infatti rimarrà fedele alla mela morsicata. Comunque ci sarà sempre un prezzo, non necessariamente in denaro, da pagare.

(30 agosto 2006)

PETROLIO. CHI L'HA DETTO CHE STA FINENDO?

interessantissimo articolo comparso sulla terza pagina del quotidiano torinese con dati provenienti dal Politecnico di Torino che spiega come mai gli allarmismi sulla produzione del petrolio siano spesso speculazioni destinate all'aumento del prezzo del greggio.


tratto dal sito on line de " la Stampa" di oggi

http://www.lastampa.it/_settimanali/tst/default_PDF.asp?pdf=1

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SMENTITI I CATASTROFISTI CHE AVEVANO PREVISTO UN XXI SECOLO A CORTO DI ENERGIA
IN AMERICA RUSSIA ED EUROPA SI COMINCIA LO SFRUTTAMENTO DELL’«OLIO PESANTE» DALLE SABBIE

PETROLIO. CHI L'HA DETTO CHE STAVA FINENDO?

MAXI-RISERVE GARANTISCONO UN ALTRO SECOLO DI CONSUMI
E IN CANADA C’E’ LA SECONDA ARABIA


di Riccardo Varvelli

NON ci sarà nessuna «fine del petrolio» per i prossimi 80 anni e questa «fine» potrà superare il secolo, tenendo conto,
oltre che delle riserve economicamente certe, anche di quelle probabili e di quelle possibili. Non ci sarà nessuna «fine del
petrolio», perché prima che si esaurisca questa fonte energetica verrà progressivamente sostituitadal gas naturale (e
«non» da un’altra fonte come qualcuno va dicendo). L’era degli idrocarburi (petrolio e gas naturale) continuerà pertanto a
contrassegnare il secolo XXI e parte del secolo XXII, mentre le fonti energetiche alternative e rinnovabili continueranno ad aumentare progressivamente il loro peso sui consumi mondiali, ma diventeranno dominanti soltanto dopo la seconda metà del secolo XXII.

I PRIMI ALLARMI
Non è la prima volta che si annuncia la «fine del petrolio». Un allarmante ed un allarmato articolo comparso nel 1951 sul
«New York Times» annunciava che in base alla stima di allora le riserve petrolifere conosciute avrebbero permesso di produrre idrocarburi ancora per tre lustri, dopodiché, alla metà degli Anni 60, si sarebbe rimasti all’asciutto. Non era la prima volta che annunci di questo tipo venivano pubblicati. Già nel 1910 il Servizio Geologico degli Stati Uniti affermò che c’era petrolio ancora per 20 anni (ma limitatamente alla realtà americana).
Ma la previsione più drammatica (per l’eco che ebbe e per gli eventi che immediatamente seguirono all’annuncio) fu quella contenuta nel rapporto del System Dynamics Group del MIT, il Massachussets Institute of Technology. Tale rapporto era stato commissionato nell’agosto 1970 da un «gruppo di cittadini di tutti i Paesi preoccupati della crescente minaccia implicita nei molti e interdipendenti problemi che si prospettano per il genere umano». Così amavano farsi chiamare un centinaio di scienziati e Premi Nobel associati al Club di Roma.

LA RICERCA DEL MIT
Il rapporto, coordinato dal professor Dennis Meadows, per il quale lavorò per oltre un anno un gruppo interdisciplinare di
studiosi, prese il nome di «I limiti dello sviluppo» e fu pubblicato nel marzo del 1972. Era suddiviso in cinque capitoli relativi alle proiezioni fino al 2100: aumento della popolazione, della produzione alimentare, dell’industrializzazione, dell’inquinamento e l’ultimo era dedicato al consumo ed al possibile esaurimento (a «certe» condizioni) dei principali minerali del mondo utilizzati come materie prime. Le «condizioni» sulla base delle quali erano state fatte le proiezioni circa l’eventuale futuro esaurimento dei 19 minerali presi in esame erano fondamentalmente due.
1. Il dato di riferimento iniziale era la quantità di riserve conosciute di ogni minerale alla data del 1970 (secondo quanto pubblicato dal Bureau of Mines degli Stati Uniti).
2. Il futuro veniva calcolato sulla base del «trend» di sviluppo della singola materia prima, che teneva conto della serie
storica dei consumi degli ultimi 10 anni.
Alle suddette «condizioni» il Rapporto del MIT arrivava alla conclusione che il petrolio si sarebbe esaurito entro 20 anni
ed il gas naturale sarebbe finitoentro 22 anni. In realtà, che di petrolio ce ne fosse ancora per almeno 30 anni era stato detto e scritto già negli Anni 60 del secolo scorso. In quegli anni entrò ufficialmente nella letteratura petrolifera mondiale il fattore «R/P». Era inteso come rapporto tra la quantità di riserve economicamente producibili nel mondo (espressa in barili o in tonnellate) e la quantità di idrocarburi prodotti all’anno (in barili o tonnellate). Questo fattore, alle condizioni suddette, è oggi pari a 37 anni per il petrolio e a 65 anni per il gas naturale. Intanto, da qualche anno, sono entrati nel linguaggio tecnico i termini «olio pesante» e «olio difficile». Si intende per «olio pesante» un greggio molto viscoso, quasi solido, identificato con il termine chimico di «bitume». Esistono molte sabbie o scisti impregnati di bitume.
In particolare esistono grandi giacimenti di sabbie bituminose nell’Athabasca, nella regione canadese dell’Alberta.
È stato calcolato che ai prezzi attuali del petrolio tali sabbie sono economicamente trattabili ed è stato ufficializzato che le
risorse producibili ammontano ad almeno 174 miliardi di barili (pari al 10% del bitume in posto), ponendo in questo modo
il Canada come secondo Stato dopo l’Arabia Saudita nella classifica dei Paesi con le maggiori riserve di petrolio.
Ma analoghi giacimenti a quelli dell’Athabasca - e persino più estesi - sono presenti nell’Orinoco, in Venezuela, in Russia, in Estonia e in minima parte anche in Italia. Includendo le riserve economiche mondiali di «olio pesante» nel rapporto
«R/P», il suo valore salirebbe ad oltre 60 anni.

LE RISORSE «DIFFICILI»
Questo valore sale ulteriormente ad almeno 80 anni, se si considera il contributo che il cosiddetto «olio difficile» darà
in futuro. Si considera «olio difficile» quello dei giacimenti a grandi profondità marine (in Brasile e in Angola), quello dei
giacimenti alle alte latitudini (Mare Artico e Mare Antartico) e, infine, quello ritrovato in aree di non facile accesso oppure
climaticamente aspre (Mar Caspio e Siberia orientale). Se oggi il contributo alla produzione mondiale del petrolio «facile» è del 70% e quello del petrolio difficile è del 30%, nel 2030 si prevede la seguente ripartizione (se il prezzo del petrolio rimarrà al di sopra dei 60 dollari al barile): petrolio facile = 50%; petrolio difficile = 35%; petrolio pesante = 15%.
E, quindi, appuntamento al XXII secolo!

Politecnico di Torino